mercoledì 18 aprile 2012

Italo Calvino e il "terrore semantico"

Un pensiero sempre attuale. Ogni tanto me ne dinentico.


Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L'interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po' balbettando attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo."Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata".Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: "Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l'avviamento dell'impianto termico, dichiara d'essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l'asportazione di uno dei detti articoli nell'intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell'avvenuta effrazione dell'esercizio soprastante".Ogni giorno, soprattutto da cent'anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un'antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d'amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano pensano nell'antilingua. Caratteristica principale dell'antilingua è quello che definirei il "terrore semantico", cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato, come se "fiasco" "stufa" "carbone" fossero parole oscene, come se "andare" "trovare" "sapere" indicassero azioni turpi. Nell'antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e sfuggente. "Abbiamo una linea esilissima, composta da nomi legati da preposizioni, da una copula o da pochi verbi svuotati della loro forza" come ben dice Pietro Citati che di questo fenomeno ha dato su queste colonne un'efficace descrizione. Chi parla l'antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia funzione è più in alto di tutto, anche di me stesso". La motivazione psicologica dell'antilingua è la mancanza d'un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l'odio per se stessi. La lingua invece vive solo d'un rapporto con la vita che diventa comunicazione, d'una pienezza esistenziale che diventa espressione.Perciò dove trionfa l'antilingua – l'italiano di chi non sa dire "ho fatto" ma deve dire "ho effettuato" – la lingua viene uccisa. […] La nostra epoca è caratterizzata da questa contraddizione: da una parte abbiamo bisogno che tutto quel che viene detto sia immediatamente traducibile in altre lingue; dall'altra abbiamo la coscienza che ogni lingua è un sistema di pensiero a sé stante, intraducibile per definizione. Le mie previsioni sono queste: ogni lingua si concentrerà attorno a due poli: un polo di immediata traducibilità nelle altre lingue con cui sarà indispensabile comunicare, tendente ad avvicinarsi a una sorta di interlingua mondiale ad alto livello; e un polo in cui si distillerà l'essenza più peculiare e segreta della lingua, intraducibile per eccellenza, e di cui saranno investiti istituti diversi come l'argot popolare e la creatività poetica della letteratura. L'italiano nella sua anima lungamente soffocata, ha tutto quello che ci vuole per tenere insieme l'uno e l'altro polo: la possibilità d'essere una lingua agile, ricca, liberamente costruttiva, robustamente centrata sui verbi, dotata d'una varia gamma di ritmi nella frase. L'antilingua invece esclude sia la comunicazione traducibile, sia la profondità espressiva. La situazione sta in questi termini: per l'italiano trasformarsi in una lingua moderna equivale in larga parte a diventare veramente se stesso, a realizzare la propria essenza; se invece la spinta verso l'antilingua non si ferma ma continua a dilagare, l'italiano scomparirà dalla carta linguistica d'Europa come uno strumento inservibile 
 
Italo Calvino (L'Antilingua)

lunedì 16 aprile 2012

Ieri ho sofferto il dolore

Ieri ho sofferto il dolore
 
Ieri ho sofferto il dolore,
non sapevo che avesse una faccia sanguigna,     
le labbra di metallo dure,
una mancanza netta d'orizzonti.
Il dolore è senza domani,
è un muso di cavallo che blocca
i garretti possenti,
ma ieri sono caduta in basso,
le mie labbra si sono chiuse
e lo spavento è entrato nel mio petto
con un sibilo fondo
e le fontane hanno cessato di fiorire,
la loro tenera acqua
era soltanto un mare di dolore
in cui naufragavo dormendo,
ma anche allora avevo paura
degli angeli eterni.
Ma se sono così dolci e costanti,
perchè l'immobilità mi fa terrore?

A.Merini
(da "La terra santa")

giovedì 12 aprile 2012

FOCUS RIGASSIFICATORE: si parte

Boris Premru, Ariella Reggio, Pino Roveredo, Paolo Rumiz, Marino Vocci. Questi sono i primi firmatari dell'appello, di cui potete leggere qui sotto:




Giovani che guardano al loro futuro, e persone più in là con gli anni, ma attente al domani di Trieste. Giornalisti, educatori, docenti e studenti, imprenditori, operatori nelle diverse branche della cultura, rappresentanti di associazioni di volontariato. Personaggi che hanno avuto ruoli di spicco alla Regione, negli Enti locali, nel Porto (persino un ministro dell’Ambiente). Tutti aderenti a titolo individuale, a un appello che è sostanzialmente un “parliamone!”, una richiesta di coinvolgimento dei cittadini nel discorso sul rigassificatore.
Prendendo spunto da questo documento, al quale si associa, Bora.La registrerà i nomi che si aggiungeranno a quelli dei primi sottoscrittori, avviando la campagna informativa intitolata Focus Rigassificatore, che vuole  essere un libero spazio di informazione e di confronto.
Siamo un gruppo di cittadini preoccupati per gli effetti che potrebbero derivare dalla costruzione di un rigassificatore on shore a Trieste. Progetto contro cui si sono consultivamente pronunciati i consigli comunali di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle, e il consiglio provinciale, mentre i livelli regionale e nazionale non hanno ancora fatto delle scelte, pur se l’orientamento appare marcatamente favorevole.



Continua a leggere


Abbiamo aperto una pagina anche Facebook

Informiamoci! :)



lunedì 2 aprile 2012

Quale futuro per l’Ariston di Trieste?

Ore 9 di ieri, domenica 1 aprile. Acquisti il Piccolo, pagina 32: “Cinema a Trieste, l’Ariston boicottato pensa alle seconde visioni”, leggi l’articolo che segue. Scherzo di 1 aprile, simile a quello di Bora.La? Purtroppo no.
Ore 11, sempre ieri. Attraversando via Romoli Gessi, mi sono fermata davanti alla  struttura che ospita l’Ariston e inevitabilmente mi sono lasciata prendere dallo sconforto e dai ricordi. Ho ripensato al momento in cui, spinta da un’amica appassionata di cinema, ho messo piede in quel cinema 7 anni fa, ai vari festival, alle stagioni con il British film Club, alle prime visioni che gli altri cinema non offrivano e che forse d’ora in poi non ci saranno più. Devo la mia cultura personale anche a questa sala, soprattutto a chi la getisce e ci lavora.
Isidoro Brizzi, che gestisce la struttura dal 2003, scrive: Credo non basti proiettare film di qualità o essere iscritti nell’elenco delle sale d’Essai per venire considerati un  “Cinema Doc“. Le cose che contano sono la sala, il rispetto per il pubblico, il sorriso di una persona che ti ascolta e ti accoglie quando entri. L’Ariston forse non sarà una sala perfetta ma, tra le prime in Italia, proietta film di qualità da più di quarant’anni, l’ultimo esercizio cittadino fuori dai circuiti, il cinema tradizionale. Venire da noi è come fare un tuffo nel passato, immergersi nei ricordi guardando la mostra dei cinema triestini (quelli veri), i vecchi proiettori e i manifesti dei capolavori che hanno fatto la storia del cinema.
Ma l’Ariston non e’ solo passato, ci siamo adeguati anche noi ai tempi, crediamo nel futuro e nella tecnologia digitale per proiettare opere di giovani autori, o per dar spazio ai ragazzi che saranno il pubblico di domani. Raccontiamo loro la storia del cinema e gli facciamo toccare con mano le attrezzature d’altri tempi, dal proiettore a manovella al digitale in collaborazione con vari istituti scolastici triestini.


Continua a leggere l'articolo su Bora.La