mercoledì 21 marzo 2012

Web journalism: una risorsa?

Dal 1 febbraio 2012 sono responsabile del sito/testata web Bora.la.  Ahahah, fa sai figo e se ve digo web journalist, fa ancora de più xe vero??  :-D
Che cosa significa? Coordino e decido i contenuti da pubblicare, cercando di seguire la  linea editoriale di Nativi, proprietaria della testata.

Bora.la è un quotidiano online di notizie e opinioni di Trieste e Gorizia. Vengono sfornate una decina di notizie giornaliere di utilità sulle aree triestine e goriziane. Altri contenuti settimanali vengono pubblicati su intrattenimento, sport, politica e cultura. Ogni articolo viene sempre commentato da una vasta comunità di lettori. .I  lettori unici giornalieri: sono circa 3500. Il pubblico è per il 60% maschile, tra i 25 e i 54 anni.

Un impegno, quello con Nativi e Bora.la,  che ho deciso di prendere, perchè credo nell'informazione partecipata e nel giornalismo partecipativo. I quotidiani su carta purtroppo sono destinati a  scomparire. "Un articolo su internet può essere condiviso in pochi istanti da un numero altissimo di persone, quello su carta solo da chi lo ha in mano o ne ha copia, in tempi molto più lunghi. La gente, inoltre, è sempre meno disposta a ricevere passivamente notizie “chiuse”, che non può commentare interagendovi, che non può contribuire a integrare e modificare e che non sono collegate ad altri media come video o articoli sullo stesso argomento provenienti da fonti diverse. Le giovani generazioni poi tendono a ignorare totalmente la carta stampata e si informano quasi esclusivamente su internet. Ogni notizia immessa nella rete si sottopone subito al controllo incrociato dei lettori e degli altri giornalisti che diventano, attraverso i link reciproci e i commenti, in qualche forma redattori in comune. Così, spesso, grazie agli interventi successivi anche del lettore-redattore, l’iniziale semplice notizia prende forma, acquisisce sfumature, perde gli orpelli inutili o inutili e per approssimazioni successive, si avvicina alla verità e comunque si perfeziona. Cosa che non è data alla notizia sul giornale, che ha tempi di elaborazione e smentita più lunghi, per non dire della partecipazione dei lettori, che possono intervenire solo attraverso le lettere."  ( e qua go un poco scopiazzado da Nativi, ma sottoscrivo)

Alcuni commenti però non completano la notizia perché spesso sono volutamente provocatori e offensivi. Ecco la libertà del web. La doppia faccia del web.  Molto spesso, lo ammetto, mi trovo in difficoltà a dover gestire questa parte della comunità di Bora.la.  Trvo però questo lato negativo tutto sommato molto stimolante.
Mi spiego meglio: se ci sono molti commenti out of topic, allora dovrò chiedermi se sono stata abbastanza chiara nell'esprimere i miei concetti e le mie idee, indirizzandomi sempre di più verso uno stile di scrittura chiaro, conciso e pulito.

D'altra parte è vero che siamo più sensibili a certi temi rispetto ad altri.
A Trieste l'identità nazionale e culturale è ancora un tabù.. Troppe sono state le sofferenze e troppe sono le complessità del nostro territorio.  Ad esempio se parli di Pahor o di altri aspetti della minoranza slovena (ed è il caso del mio articolo su Gojc e altri, della campagna SKGZ, dell'articolo di Peter Verc su Pahor), non mancheranno le "solite" reazioni. Positivo? Negativo? Entrambi o nessuno, direi, ma semplicemente...

segno che bisogna continuare a scrivere di queste cose, a diffonderle per scacciare gli stereotipi e  tentare di fare una nuova sintesi. E qui il web journalism  può  far tanto. Ci vogliono solamente i modi, gli strumenti e le competenze opportune.


P.S. Tutti gli articoli citati li trovate su www.bora.la :)

martedì 13 marzo 2012

"Se resti incinta, per esempio, perdi il posto di lavoro e le leggi lo permettono: la legge sul divieto delle dimissioni in bianco è stata cancellata."

Dal sito ufficiale di Franca Rame:

Franca Rame: Questo 8 marzo

franca rameFranca Rame considera l'8 marzo un giorno speciale, di lotta e di riflessione. L’abbiamo intervistata per chiederle come viva questo giorno in un paese al 74esimo posto per il divario di opportunità tra uomini e donne. Il suo appello: «Continuiamo a dialogare con le giovani donne per non lasciarle sole. Una speranza ancora c’è».
 
Dopo anni in prima linea per il rispetto dei diritti delle donne come vede oggi la nostra situazione?
«La mia considerazione, purtroppo – ci risponde Franca Rame –  non è positiva, anzi è totalmente negativa. Dopo tutte le battaglie che abbiamo fatto, avevamo raggiunto qualche risultato sulla parità tra i sessi. Ma ora tutto sembra essersi perso. Le donne sono le più penalizzate in ogni campo e tutto quello che abbiamo ottenuto con lacrime e sangue è sparito, sciolto nelle leggi di questa Italia».
 
Cosa intende con leggi di questa Italia?
«Che se resti incinta, per esempio, perdi il posto di lavoro e le leggi lo permettono: la legge sul divieto delle dimissioni in bianco è stata cancellata. La crisi chiude le fabbriche e le prime licenziate sono le donne. Se vado a fare la spesa sono assalita dall’angoscia perché i supermercati sono pieni di donne anziane che guardano i prezzi e fanno i conti con i centesimi per poter fare la spesa. Questo governo mi aveva dato grandi speranze, ma ha penalizzato i pensionati e le fasce più deboli. Non so più che pensare».
 
Molti dicono sia colpa dei privilegi della casta...
«Quando ero senatrice prendevo quindicimila euro al mese. Una cifra enorme. Al mio tempo si lavorava sette ore la settimana, il mercoledì, ed eravamo in pochi a essere presenti. Inoltre, avevamo ben cinquemila euro per pagare gli assistenti, ma io ero l’unica ad avere un collaboratore messo in regola. Che dire quindi? Abbiamo politici che delinquono senza problemi e lo fanno da decenni. Se non si arrestano questi privilegi si rischia di andare alla deriva come la Grecia. Tutto questo si ripercuote su donne, bambini e anziani per primi».
 
Ma rispetto agli anni Settanta, la donna le sembra più libera, se non economicamente, almeno sessualmente?
«Di quale libertà sessuale parliamo? Di quella della Tv di Berlusconi? Quella si chiama prostituzione, la vera libertà sessuale è una cosa interiore. Ancora oggi una ragazza se rimane incinta ha problemi con la famiglia; l’aborto resta un problema e non se ne parla. Serve una vera educazione sessuale nelle scuole, ma non ci sono fondi. Ho tre figli e ho fatto abbastanza esperienza. Ancora oggi è difficile, come ieri, parlare di sesso con le ragazzine e informarle».
 
Cosa direbbe a una giovane donna in questo 8 marzo 2012?
«Oggi, alla mia età, posso dire che sto cercando di terminare le cose della mia vita lasciate in sospeso, come una biografia che sto scrivendo – diciamo – per non lasciare niente al vuoto. Ma quello che vorrei continuare a dire alle donne, anche dopo la mia morte, è di non perdere mai il rispetto di se stesse, di avere dignità. Sempre. Ripensando alla mia vita non ho mai permesso che mi si mancasse di rispetto».
 
Oggi però sembra che sia lo Stato per primo a non rispettarci...
«L’altro giorno alla trasmissione di Santoro ho sentito la storia di una madre che non aveva i soldi per pagare la retta del figlio e l’ho cercata per darle un aiuto. Ma non è certo questa la soluzione dei problemi. Il rispetto nasce da noi, ma deve anche esserci riconosciuto. Spesso penso alle persone che ho conosciuto nella mia vita e alle donne che ho incontrato in tanti anni. Credo che il momento sia molto brutto oggi, e non solo per noi donne. Noi donne anziane, però, abbiamo una missione: continuare a dialogare con le giovani per non lasciarle sole. Una speranza ancora c’è».

giovedì 8 marzo 2012

Questo mese consiglio... (2)

 Louisiana, fine 800. Le famiglie creole, discendenti dai coloni francesi, iniziano a mescolarsi con la società anglosassone del resto degli Stati Uniti. E' cominciata la voga dei bagni di mare, e The Awakening- il Risveglio si apre in una località di villeggiatura, tra signore con bambini e giovani cicisbei.Nulla d'estremo avviene nei fatti narrati lungo il corso del romanzo, ma il valore del libro sta appunto nel modo in cui da un quadro di vita quotidiana agiata e convenzionale di fine-secolo, dal cicaleccio della buona società, da una narazione fitta e misurata che scorre leggerissima alla lattura, prende forma un imperativo interiore di libertà. Edna Pontellier si rende conto, tra vileggiatura e ritorno in città, dela distanza tra quello che lei sente e il mondo limitato delle persone e delle abitudini che la circondano. Gli episodi attraverso i quali la vediamo cercare di costruirsi una sua indipendenza fisica e morale, mentre gli uomini, anche quelli in cui lei investe la sua sete di libertà, rimangono prigionieri dei limiti dei loro ruoli, danno materia ad un racconto di straordinaria discrezione ed acutezza.

Vedi questo film, che riprende il romanzo.
 

Kate Chopin, Il risveglio Einaudi Editore