mercoledì 29 febbraio 2012

Quei 48 punti di sutura...

Pubblico la lettera che segue e vi rimando a questo post:

A Salo’, qualche giorno fa , l’ennesima violenza. Un pakistano di 22 anni ha aggredito una barista che tornava a casa in piena notte. Le aveva già strappato i collant quando richiamato dalle urla, un collega della vittima e’ intervenuto mettendo in fuga l’aggressore. Nel giro di qualche ora i carabinieri hanno rintracciato il pakistano arrestandolo. Una storia così la trovi spesso scorrendo le pagine della cronaca di un qualsiasi quotidiano di provincia,  anzi, qui fortunatamente la violenza e’ solo tentata e non portata a termine. A l ‘Aquila invece i tre militari e la ragazza imputati di stupro di gruppo non sono agli arresti, perché ?  La ragazza ha subito una violenza feroce, sadica, 48 punti di sutura, violata con un corpo contundente, picchiata ed abbandonata nuda e sanguinante nella neve, insomma un vero miracolo che sia viva. Perché quindi imputati che sono per loro stessa ammissione autori dei fatti contestati non sono agli arresti, ma hanno la possibilità di concordare strategie difensive comuni, che in casi del genere sono ben più gravi dell’occultamento di prove? Probabilmente sotto il profilo giuridico e’ tutto spiegabile, non centra il razzismo nel primo caso e le procedure che salvaguardano le garanzie sono semplicemente state applicate nel secondo , non e’ sul piano giuridico che ci compete addentrarci, ma se volgiamo lo sguardo al contesto qualcosa non torna. Innanzitutto per come l’informazione ha gestito la cronaca ed il filtro delle notizie sulle indagini, riuscendo ad insinuare il dubbio che la ragazza fosse consenziente e che si trattasse di un gioco erotico estremo, poi per la sfrontatezza con cui i comandi militari hanno rimesso in strada gli imputati a fare ronde di protezione nelle strade della città terremotata. Il quadro che ne esce quindi ci riporta indietro di 30 anni, al film documentario di Lagostina Bassi, a quel processo per stupro, a Franca Rame.  La giovane studentessa dell’Aquila e’ nostra figlia, dobbiamo trovare il modo di sostenerla e proteggerla. Claudio Losio

martedì 7 febbraio 2012

Trieste: “Un secolo fa la città era al centro d’Europa. Perfino trent’ anni fa era meglio di oggi”

“Un secolo fa, con una sola coincidenza si andava a Praga, Cracovia e Stoccarda. La città era al centro d’Europa. Perfino trent’anni fa era meglio di oggi, senza Schengen e con la cortina di ferro di mezzo. Sull’altopiano passava ancora il Simplon Orient Express diretto a Istanbul, e in wagon lit potevi andare a Parigi, Genova, Roma, Budapest, Belgrado. Oggi vai solo a Udine e Venezia, con i treni più lenti d’Italia.
Il confronto più deprimente è quello che tocca i collegamenti con Vienna. C’erano dodici treni al giorno, tutti diretti. Oggi nessuno.”

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