martedì 31 gennaio 2012

Questo mese consiglio...

"E il cinema è il chiodo fisso di Lea, giovane e buffa regista che pur di realizzare il suo primo film pensa l'impensabile e ottiene l'impossibile: un budget stellare e Jeremy Irons come protagonista. Ma ora il suo sogno sta diventando un incubo.
Ecco perché tutti la cercano disperatamente, schizzando come palline di un flipper psichedelico, mentre lei lotta per salvare il suo film e - già che c'è - anche il pianeta. Del resto, se sei sopravvissuta al caos del cinema italiano, l'Apocalisse ti fa un baffo.
Una storia effervescente raccontata con una verve comica assolutamente originale. Pura energia."


Nina Mimica, Vivere fa solletico, Einaudi, 2011, 18.50

Qui il film che non abbiamo potuto vedere

lunedì 30 gennaio 2012

Come umiliare una donna

Come umiliare una donna.
Come farle capire che vale meno di un robot.



I peggiori stereotipi sono stati applicati come da manuale, secondo la Zanardo infatti: L’anziano presentatore, quasi nonno per Ivana,prima invita la telecamera a riprenderle il corpo, poi  le sposta la giacca per mostrare meglio il seno al pubblico a casa. 
L’altro presentatore, quasi padre per Ivana, la guarda con occhio seduttore, le chiede un bacio come si fa, purtroppo, anche con le bambine.  Entrambi la trattano da deficiente, umiliandola,  oggettivizzandola.

La ragazza è straniera, non capisce la lingua e  viene trattata come avesse 2 anni.

Ricordiamo che non ci interessa giudicare le persone ma la RAPPRESENTAZIONE e gli effetti di questa sulle/sugli spettatrici.
Vengono infrante le regole che dovrebbero governare i rapporti intergenerazionali, la stessa modalità che adotta Striscia la Notizia da anni: la generazione degli adulti maschi italiani viene rappresentata come non volesse crescere, incapace di rapportarsi in maniera adulta con ragazzine di quasi 50 anni piu giovani. Ricordiamo che la tv è il più efficace strumento di socializzazione e che il Festival di Sanremo viene visto da un quinto di italiani e italiane: potrebbe essere una grande occasione per proporre giovani donne realmente rappresentative delle ragazze italiane. Nessun moralismo: che siano pure carine, che circoli pure seduzione! Qui però assistiamo all’ennesima rappresentazione vecchio/arrapato-giovane/oggetto.
In questo modo si contribuisce a disgregare la coesione sociale e il patto tra generazioni: bisogna smettere di pensare che il rapporto tra una ventenne e un settantenne possa essere solo orizzontale. Le ragazze e i ragazzi sentono la mancanza di una  figura simbolica adulta portatrice di valori positivi che sia di ispirazione per la loro vita. Nessuno vieta la galanteria e la seduzione: qui però il rapporto è impari e la ragazza viene presentata in una situazione di inferiorità, spogliata, senza conoscere la lingua, molto più giovane; una situazione che la pone in una posizione di sudditanza, da cui è obbiettivamente difficile uscire. 
Qui il post completo.

martedì 24 gennaio 2012

About Nestlé's Business with Water

Un documentario che dovremmo vedere anche in Italia....

 

 


Ten things you should know (tratto dal sito ufficiale)

  1. Bottled water is one of the company's key strategic money makers: Nestlé has an annual turnover of CHF 110 billion – of which almost 10% is derived from the bottled water business.
  2. Nestlé has achieved world dominance in the bottled water business – by taking over such leading brands as Perrier.
  3. Nestlé is constantly buying up additional valuable groundwater resources – in order to satisfy the massive demand it has created for bottled water.
  4. Nestlé is taking advantage of the often out-of-date water rights in many locations by operating to the limits of legality – not only in developing countries but also in the USA and elsewhere in the industrialized world.
  5. Nestlé spares no effort in exerting financial, legal and political pressure – on anyone campaigning for water ownership as a public property and human right.
  6. Nestlé is using up precious natural water resources – to create and commercialize "new" water.
  7. Nestlé promotes bottled water with extensive global marketing and advertising campaigns – undermining awareness for the necessity of a functioning public water supply system.
  8. Nestlé promotes itself as a benefactor – by donation and PR campaigns at local level. But at the same time it manipulates public opinion into believing that improvements in production and distribution are having a sustainable effect.
  9. Nestlé creates dependence on bottled water – in particular where public waters supplies are close to collapse, and notably in developing countries.
  10. Nestlé's bottled water business is not simply a business like any other – it is a business with the sole natural resource essential for man's survival.

lunedì 9 gennaio 2012

Mi mancano le "opinioni" di Giorgio Bocca

Un altro anno è incominciato. L'anno appena trascorso ha lasciato molti vuoti, uno in particolare, se mi limito al mondo del giornalismo.
Esatto. Giorgio Bocca. Mi manca  sfogliare l'espresso e trovare la sua solita rubrica, nutrirmi di quello stile di scrittura unico, pulito e schietto. Ecco come viene ricordato e presentato ai lettori sloveni in un articolo, tratto dal quotidiano del litorale sloveno Primorske novice.


Giorgio Bocca. Un grande professionista se n'è andato.

Rileggendolo mi rendo conto di quanto debba ancora imparare su quest'affascinante mondo.

Il bel paese dov'è difficile vivere 

di Giorgio Bocca (28 ottobre 2011)

Dicono che bisogna credere nel futuro, in un futuro diverso, migliore di questo presente, di questa marmellata di cose, oggetti, bisogni fra cui strisciamo. Non c'è neppure odio per le generazioni che ci hanno condotto in questa palude. Certo hanno mal governato il paese, lo hanno compromesso, hanno lasciato crescere la malavita, hanno dato ai cittadini un'unica morale, un'unica aspettativa: rubare allo Stato dove si può, finché si può.
Che altro vogliono dire i vescovi quando lamentano la mancanza di etica della nostra società, la mancanza di buone regole, di buoni comportamenti? L'impressione generale, scoraggiante, paralizzante è che sia troppo tardi per venirne fuori, le complicità sono troppe, le malversazioni di massa soffocanti, le occasioni di riscatto rare: non c'è un prevedibile 25 luglio per l'arresto del tiranno, non c'è un 8 settembre per l'inizio della guerra partigiana, non c'è un'occupazione straniera di cui liberarsi.

Sono le grandi dimensioni dei nostri attuali vizi, delle nostre pigrizie, delle nostre cattive abitudini a imprigionarci. Questa volta i "mille" del coraggio e dell'avventura sembrano scomparsi.

Ogni sera gli italiani che ancora desiderano vivere in una libera democrazia si chiedono quanto durerà questo decadimento, questa resa al peggio, e se questa rinascita è realmente possibile o un vano desiderio che si rinnova di generazione in generazione. Il capo della polizia borbonica non accoglieva a Napoli il liberatore Garibaldi per disarmarlo, non consegnava la guida dell'ordine pubblico ai capi della camorra? Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa non è l'eterna vittoria dei reazionari?

Nella mia vita ho visto cadere alcuni regimi autoritari, a cominciare da quello fascista, quasi sempre per autodistruzione. Le sedi dei partiti restavano aperte ma vuote, gli iscritti buttavano via le tessere e i distintivi, ritornavano i vecchi partiti guidati dai revenant, dai politici di ritorno.

Ci risiamo? Ogni sera agli italiani si chiedono quando avverrà, come andrà a finire. Che fare? Mandare in galera tutti i ladri? Si organizzerebbero subito come il partito più forte del paese e comunque le prigioni non basterebbero. Fare l'ennesima rivoluzione gattopardesca, cambiare tutto perché nulla cambi? L'ennesima rivoluzione per finta, con i furbi e i ladri lesti a tornare al potere? Sono i grandi numeri, le grandi dimensioni di questa società a impedire che cambi veramente.

Nei primi anni della repubblica un giornalista napoletano di nome Guglielmo Giannini inventò "l'uomo qualunque" un movimento insensato, nemico della politica ma con la pretesa di fare la migliore delle politiche. Arrivò a vendere 700 mila copie e fu ucciso dal suo successo senza sbocco: non aveva un progetto fattibile, scomparve senza lasciare traccia se non nella sua inconsistenza, nella sua volgare utopia.

Il difetto vero degli italiani lo aveva colto Leopardi quando denunciava la mancanza di un'opinione pubblica capace di una scelta etica. L'ultima illusione è stata quella della guerra partigiana: guerra di popolo per la libertà e la giustizia che diede al paese un forte impulso riformatore, durato mezzo secolo, una volontà di diventare finalmente un paese democratico. Quest'ultima illusione sembra davvero consumata.

Il paese è bello, ricco di beni naturali, ma è molto difficile viverci per l'anarchia di chi ci abita. Per l'illusione costante di poter migliorare la società senza disciplina e senza sacrifici, per l'idea assurda che esista uno "stellone", una garanzia di fortuna che spontaneamente risolve i problemi del paese.