venerdì 16 novembre 2012

GLOCAL news: la "rivincita" del giornalismo web

Fino a domani sarò a GLOCAL NEWS festival di giornalismo online, il primo in Italia che si tiene a Varese. In arrivo un diario dettagliato. :)  Segue uno scatto dell'incontro sui giornali di confine, dove ho presentato l'esperienza di Bora.La e la sua componente dialettale.



mercoledì 14 novembre 2012

Il mondo magico dell'arpa

Cosa sarebbe il mondo senza la buona musica. Erika Bersenda, arpista e insegnante ha appena aperto un blog, dove ci spiega come l'arpa può allietare i nostri momenti più importanti.

Ecco il link.


mercoledì 15 agosto 2012

Estate vs Estate

Dopo quattro mesi rieccomi.
Difficile credere che per quattro mesi non abbia bevuto più caffè.
Anzi...

L'estate non è ancora terminata.
Tutto è possibile.
Lo dimostra questo film.










mercoledì 18 aprile 2012

Italo Calvino e il "terrore semantico"

Un pensiero sempre attuale. Ogni tanto me ne dinentico.


Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L'interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po' balbettando attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo."Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata".Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione: "Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l'avviamento dell'impianto termico, dichiara d'essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l'asportazione di uno dei detti articoli nell'intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell'avvenuta effrazione dell'esercizio soprastante".Ogni giorno, soprattutto da cent'anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un'antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d'amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano pensano nell'antilingua. Caratteristica principale dell'antilingua è quello che definirei il "terrore semantico", cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato, come se "fiasco" "stufa" "carbone" fossero parole oscene, come se "andare" "trovare" "sapere" indicassero azioni turpi. Nell'antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e sfuggente. "Abbiamo una linea esilissima, composta da nomi legati da preposizioni, da una copula o da pochi verbi svuotati della loro forza" come ben dice Pietro Citati che di questo fenomeno ha dato su queste colonne un'efficace descrizione. Chi parla l'antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia funzione è più in alto di tutto, anche di me stesso". La motivazione psicologica dell'antilingua è la mancanza d'un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l'odio per se stessi. La lingua invece vive solo d'un rapporto con la vita che diventa comunicazione, d'una pienezza esistenziale che diventa espressione.Perciò dove trionfa l'antilingua – l'italiano di chi non sa dire "ho fatto" ma deve dire "ho effettuato" – la lingua viene uccisa. […] La nostra epoca è caratterizzata da questa contraddizione: da una parte abbiamo bisogno che tutto quel che viene detto sia immediatamente traducibile in altre lingue; dall'altra abbiamo la coscienza che ogni lingua è un sistema di pensiero a sé stante, intraducibile per definizione. Le mie previsioni sono queste: ogni lingua si concentrerà attorno a due poli: un polo di immediata traducibilità nelle altre lingue con cui sarà indispensabile comunicare, tendente ad avvicinarsi a una sorta di interlingua mondiale ad alto livello; e un polo in cui si distillerà l'essenza più peculiare e segreta della lingua, intraducibile per eccellenza, e di cui saranno investiti istituti diversi come l'argot popolare e la creatività poetica della letteratura. L'italiano nella sua anima lungamente soffocata, ha tutto quello che ci vuole per tenere insieme l'uno e l'altro polo: la possibilità d'essere una lingua agile, ricca, liberamente costruttiva, robustamente centrata sui verbi, dotata d'una varia gamma di ritmi nella frase. L'antilingua invece esclude sia la comunicazione traducibile, sia la profondità espressiva. La situazione sta in questi termini: per l'italiano trasformarsi in una lingua moderna equivale in larga parte a diventare veramente se stesso, a realizzare la propria essenza; se invece la spinta verso l'antilingua non si ferma ma continua a dilagare, l'italiano scomparirà dalla carta linguistica d'Europa come uno strumento inservibile 
 
Italo Calvino (L'Antilingua)

lunedì 16 aprile 2012

Ieri ho sofferto il dolore

Ieri ho sofferto il dolore
 
Ieri ho sofferto il dolore,
non sapevo che avesse una faccia sanguigna,     
le labbra di metallo dure,
una mancanza netta d'orizzonti.
Il dolore è senza domani,
è un muso di cavallo che blocca
i garretti possenti,
ma ieri sono caduta in basso,
le mie labbra si sono chiuse
e lo spavento è entrato nel mio petto
con un sibilo fondo
e le fontane hanno cessato di fiorire,
la loro tenera acqua
era soltanto un mare di dolore
in cui naufragavo dormendo,
ma anche allora avevo paura
degli angeli eterni.
Ma se sono così dolci e costanti,
perchè l'immobilità mi fa terrore?

A.Merini
(da "La terra santa")

giovedì 12 aprile 2012

FOCUS RIGASSIFICATORE: si parte

Boris Premru, Ariella Reggio, Pino Roveredo, Paolo Rumiz, Marino Vocci. Questi sono i primi firmatari dell'appello, di cui potete leggere qui sotto:




Giovani che guardano al loro futuro, e persone più in là con gli anni, ma attente al domani di Trieste. Giornalisti, educatori, docenti e studenti, imprenditori, operatori nelle diverse branche della cultura, rappresentanti di associazioni di volontariato. Personaggi che hanno avuto ruoli di spicco alla Regione, negli Enti locali, nel Porto (persino un ministro dell’Ambiente). Tutti aderenti a titolo individuale, a un appello che è sostanzialmente un “parliamone!”, una richiesta di coinvolgimento dei cittadini nel discorso sul rigassificatore.
Prendendo spunto da questo documento, al quale si associa, Bora.La registrerà i nomi che si aggiungeranno a quelli dei primi sottoscrittori, avviando la campagna informativa intitolata Focus Rigassificatore, che vuole  essere un libero spazio di informazione e di confronto.
Siamo un gruppo di cittadini preoccupati per gli effetti che potrebbero derivare dalla costruzione di un rigassificatore on shore a Trieste. Progetto contro cui si sono consultivamente pronunciati i consigli comunali di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle, e il consiglio provinciale, mentre i livelli regionale e nazionale non hanno ancora fatto delle scelte, pur se l’orientamento appare marcatamente favorevole.



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Abbiamo aperto una pagina anche Facebook

Informiamoci! :)



lunedì 2 aprile 2012

Quale futuro per l’Ariston di Trieste?

Ore 9 di ieri, domenica 1 aprile. Acquisti il Piccolo, pagina 32: “Cinema a Trieste, l’Ariston boicottato pensa alle seconde visioni”, leggi l’articolo che segue. Scherzo di 1 aprile, simile a quello di Bora.La? Purtroppo no.
Ore 11, sempre ieri. Attraversando via Romoli Gessi, mi sono fermata davanti alla  struttura che ospita l’Ariston e inevitabilmente mi sono lasciata prendere dallo sconforto e dai ricordi. Ho ripensato al momento in cui, spinta da un’amica appassionata di cinema, ho messo piede in quel cinema 7 anni fa, ai vari festival, alle stagioni con il British film Club, alle prime visioni che gli altri cinema non offrivano e che forse d’ora in poi non ci saranno più. Devo la mia cultura personale anche a questa sala, soprattutto a chi la getisce e ci lavora.
Isidoro Brizzi, che gestisce la struttura dal 2003, scrive: Credo non basti proiettare film di qualità o essere iscritti nell’elenco delle sale d’Essai per venire considerati un  “Cinema Doc“. Le cose che contano sono la sala, il rispetto per il pubblico, il sorriso di una persona che ti ascolta e ti accoglie quando entri. L’Ariston forse non sarà una sala perfetta ma, tra le prime in Italia, proietta film di qualità da più di quarant’anni, l’ultimo esercizio cittadino fuori dai circuiti, il cinema tradizionale. Venire da noi è come fare un tuffo nel passato, immergersi nei ricordi guardando la mostra dei cinema triestini (quelli veri), i vecchi proiettori e i manifesti dei capolavori che hanno fatto la storia del cinema.
Ma l’Ariston non e’ solo passato, ci siamo adeguati anche noi ai tempi, crediamo nel futuro e nella tecnologia digitale per proiettare opere di giovani autori, o per dar spazio ai ragazzi che saranno il pubblico di domani. Raccontiamo loro la storia del cinema e gli facciamo toccare con mano le attrezzature d’altri tempi, dal proiettore a manovella al digitale in collaborazione con vari istituti scolastici triestini.


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mercoledì 21 marzo 2012

Web journalism: una risorsa?

Dal 1 febbraio 2012 sono responsabile del sito/testata web Bora.la.  Ahahah, fa sai figo e se ve digo web journalist, fa ancora de più xe vero??  :-D
Che cosa significa? Coordino e decido i contenuti da pubblicare, cercando di seguire la  linea editoriale di Nativi, proprietaria della testata.

Bora.la è un quotidiano online di notizie e opinioni di Trieste e Gorizia. Vengono sfornate una decina di notizie giornaliere di utilità sulle aree triestine e goriziane. Altri contenuti settimanali vengono pubblicati su intrattenimento, sport, politica e cultura. Ogni articolo viene sempre commentato da una vasta comunità di lettori. .I  lettori unici giornalieri: sono circa 3500. Il pubblico è per il 60% maschile, tra i 25 e i 54 anni.

Un impegno, quello con Nativi e Bora.la,  che ho deciso di prendere, perchè credo nell'informazione partecipata e nel giornalismo partecipativo. I quotidiani su carta purtroppo sono destinati a  scomparire. "Un articolo su internet può essere condiviso in pochi istanti da un numero altissimo di persone, quello su carta solo da chi lo ha in mano o ne ha copia, in tempi molto più lunghi. La gente, inoltre, è sempre meno disposta a ricevere passivamente notizie “chiuse”, che non può commentare interagendovi, che non può contribuire a integrare e modificare e che non sono collegate ad altri media come video o articoli sullo stesso argomento provenienti da fonti diverse. Le giovani generazioni poi tendono a ignorare totalmente la carta stampata e si informano quasi esclusivamente su internet. Ogni notizia immessa nella rete si sottopone subito al controllo incrociato dei lettori e degli altri giornalisti che diventano, attraverso i link reciproci e i commenti, in qualche forma redattori in comune. Così, spesso, grazie agli interventi successivi anche del lettore-redattore, l’iniziale semplice notizia prende forma, acquisisce sfumature, perde gli orpelli inutili o inutili e per approssimazioni successive, si avvicina alla verità e comunque si perfeziona. Cosa che non è data alla notizia sul giornale, che ha tempi di elaborazione e smentita più lunghi, per non dire della partecipazione dei lettori, che possono intervenire solo attraverso le lettere."  ( e qua go un poco scopiazzado da Nativi, ma sottoscrivo)

Alcuni commenti però non completano la notizia perché spesso sono volutamente provocatori e offensivi. Ecco la libertà del web. La doppia faccia del web.  Molto spesso, lo ammetto, mi trovo in difficoltà a dover gestire questa parte della comunità di Bora.la.  Trvo però questo lato negativo tutto sommato molto stimolante.
Mi spiego meglio: se ci sono molti commenti out of topic, allora dovrò chiedermi se sono stata abbastanza chiara nell'esprimere i miei concetti e le mie idee, indirizzandomi sempre di più verso uno stile di scrittura chiaro, conciso e pulito.

D'altra parte è vero che siamo più sensibili a certi temi rispetto ad altri.
A Trieste l'identità nazionale e culturale è ancora un tabù.. Troppe sono state le sofferenze e troppe sono le complessità del nostro territorio.  Ad esempio se parli di Pahor o di altri aspetti della minoranza slovena (ed è il caso del mio articolo su Gojc e altri, della campagna SKGZ, dell'articolo di Peter Verc su Pahor), non mancheranno le "solite" reazioni. Positivo? Negativo? Entrambi o nessuno, direi, ma semplicemente...

segno che bisogna continuare a scrivere di queste cose, a diffonderle per scacciare gli stereotipi e  tentare di fare una nuova sintesi. E qui il web journalism  può  far tanto. Ci vogliono solamente i modi, gli strumenti e le competenze opportune.


P.S. Tutti gli articoli citati li trovate su www.bora.la :)

martedì 13 marzo 2012

"Se resti incinta, per esempio, perdi il posto di lavoro e le leggi lo permettono: la legge sul divieto delle dimissioni in bianco è stata cancellata."

Dal sito ufficiale di Franca Rame:

Franca Rame: Questo 8 marzo

franca rameFranca Rame considera l'8 marzo un giorno speciale, di lotta e di riflessione. L’abbiamo intervistata per chiederle come viva questo giorno in un paese al 74esimo posto per il divario di opportunità tra uomini e donne. Il suo appello: «Continuiamo a dialogare con le giovani donne per non lasciarle sole. Una speranza ancora c’è».
 
Dopo anni in prima linea per il rispetto dei diritti delle donne come vede oggi la nostra situazione?
«La mia considerazione, purtroppo – ci risponde Franca Rame –  non è positiva, anzi è totalmente negativa. Dopo tutte le battaglie che abbiamo fatto, avevamo raggiunto qualche risultato sulla parità tra i sessi. Ma ora tutto sembra essersi perso. Le donne sono le più penalizzate in ogni campo e tutto quello che abbiamo ottenuto con lacrime e sangue è sparito, sciolto nelle leggi di questa Italia».
 
Cosa intende con leggi di questa Italia?
«Che se resti incinta, per esempio, perdi il posto di lavoro e le leggi lo permettono: la legge sul divieto delle dimissioni in bianco è stata cancellata. La crisi chiude le fabbriche e le prime licenziate sono le donne. Se vado a fare la spesa sono assalita dall’angoscia perché i supermercati sono pieni di donne anziane che guardano i prezzi e fanno i conti con i centesimi per poter fare la spesa. Questo governo mi aveva dato grandi speranze, ma ha penalizzato i pensionati e le fasce più deboli. Non so più che pensare».
 
Molti dicono sia colpa dei privilegi della casta...
«Quando ero senatrice prendevo quindicimila euro al mese. Una cifra enorme. Al mio tempo si lavorava sette ore la settimana, il mercoledì, ed eravamo in pochi a essere presenti. Inoltre, avevamo ben cinquemila euro per pagare gli assistenti, ma io ero l’unica ad avere un collaboratore messo in regola. Che dire quindi? Abbiamo politici che delinquono senza problemi e lo fanno da decenni. Se non si arrestano questi privilegi si rischia di andare alla deriva come la Grecia. Tutto questo si ripercuote su donne, bambini e anziani per primi».
 
Ma rispetto agli anni Settanta, la donna le sembra più libera, se non economicamente, almeno sessualmente?
«Di quale libertà sessuale parliamo? Di quella della Tv di Berlusconi? Quella si chiama prostituzione, la vera libertà sessuale è una cosa interiore. Ancora oggi una ragazza se rimane incinta ha problemi con la famiglia; l’aborto resta un problema e non se ne parla. Serve una vera educazione sessuale nelle scuole, ma non ci sono fondi. Ho tre figli e ho fatto abbastanza esperienza. Ancora oggi è difficile, come ieri, parlare di sesso con le ragazzine e informarle».
 
Cosa direbbe a una giovane donna in questo 8 marzo 2012?
«Oggi, alla mia età, posso dire che sto cercando di terminare le cose della mia vita lasciate in sospeso, come una biografia che sto scrivendo – diciamo – per non lasciare niente al vuoto. Ma quello che vorrei continuare a dire alle donne, anche dopo la mia morte, è di non perdere mai il rispetto di se stesse, di avere dignità. Sempre. Ripensando alla mia vita non ho mai permesso che mi si mancasse di rispetto».
 
Oggi però sembra che sia lo Stato per primo a non rispettarci...
«L’altro giorno alla trasmissione di Santoro ho sentito la storia di una madre che non aveva i soldi per pagare la retta del figlio e l’ho cercata per darle un aiuto. Ma non è certo questa la soluzione dei problemi. Il rispetto nasce da noi, ma deve anche esserci riconosciuto. Spesso penso alle persone che ho conosciuto nella mia vita e alle donne che ho incontrato in tanti anni. Credo che il momento sia molto brutto oggi, e non solo per noi donne. Noi donne anziane, però, abbiamo una missione: continuare a dialogare con le giovani per non lasciarle sole. Una speranza ancora c’è».

giovedì 8 marzo 2012

Questo mese consiglio... (2)

 Louisiana, fine 800. Le famiglie creole, discendenti dai coloni francesi, iniziano a mescolarsi con la società anglosassone del resto degli Stati Uniti. E' cominciata la voga dei bagni di mare, e The Awakening- il Risveglio si apre in una località di villeggiatura, tra signore con bambini e giovani cicisbei.Nulla d'estremo avviene nei fatti narrati lungo il corso del romanzo, ma il valore del libro sta appunto nel modo in cui da un quadro di vita quotidiana agiata e convenzionale di fine-secolo, dal cicaleccio della buona società, da una narazione fitta e misurata che scorre leggerissima alla lattura, prende forma un imperativo interiore di libertà. Edna Pontellier si rende conto, tra vileggiatura e ritorno in città, dela distanza tra quello che lei sente e il mondo limitato delle persone e delle abitudini che la circondano. Gli episodi attraverso i quali la vediamo cercare di costruirsi una sua indipendenza fisica e morale, mentre gli uomini, anche quelli in cui lei investe la sua sete di libertà, rimangono prigionieri dei limiti dei loro ruoli, danno materia ad un racconto di straordinaria discrezione ed acutezza.

Vedi questo film, che riprende il romanzo.
 

Kate Chopin, Il risveglio Einaudi Editore

mercoledì 29 febbraio 2012

Quei 48 punti di sutura...

Pubblico la lettera che segue e vi rimando a questo post:

A Salo’, qualche giorno fa , l’ennesima violenza. Un pakistano di 22 anni ha aggredito una barista che tornava a casa in piena notte. Le aveva già strappato i collant quando richiamato dalle urla, un collega della vittima e’ intervenuto mettendo in fuga l’aggressore. Nel giro di qualche ora i carabinieri hanno rintracciato il pakistano arrestandolo. Una storia così la trovi spesso scorrendo le pagine della cronaca di un qualsiasi quotidiano di provincia,  anzi, qui fortunatamente la violenza e’ solo tentata e non portata a termine. A l ‘Aquila invece i tre militari e la ragazza imputati di stupro di gruppo non sono agli arresti, perché ?  La ragazza ha subito una violenza feroce, sadica, 48 punti di sutura, violata con un corpo contundente, picchiata ed abbandonata nuda e sanguinante nella neve, insomma un vero miracolo che sia viva. Perché quindi imputati che sono per loro stessa ammissione autori dei fatti contestati non sono agli arresti, ma hanno la possibilità di concordare strategie difensive comuni, che in casi del genere sono ben più gravi dell’occultamento di prove? Probabilmente sotto il profilo giuridico e’ tutto spiegabile, non centra il razzismo nel primo caso e le procedure che salvaguardano le garanzie sono semplicemente state applicate nel secondo , non e’ sul piano giuridico che ci compete addentrarci, ma se volgiamo lo sguardo al contesto qualcosa non torna. Innanzitutto per come l’informazione ha gestito la cronaca ed il filtro delle notizie sulle indagini, riuscendo ad insinuare il dubbio che la ragazza fosse consenziente e che si trattasse di un gioco erotico estremo, poi per la sfrontatezza con cui i comandi militari hanno rimesso in strada gli imputati a fare ronde di protezione nelle strade della città terremotata. Il quadro che ne esce quindi ci riporta indietro di 30 anni, al film documentario di Lagostina Bassi, a quel processo per stupro, a Franca Rame.  La giovane studentessa dell’Aquila e’ nostra figlia, dobbiamo trovare il modo di sostenerla e proteggerla. Claudio Losio

martedì 7 febbraio 2012

Trieste: “Un secolo fa la città era al centro d’Europa. Perfino trent’ anni fa era meglio di oggi”

“Un secolo fa, con una sola coincidenza si andava a Praga, Cracovia e Stoccarda. La città era al centro d’Europa. Perfino trent’anni fa era meglio di oggi, senza Schengen e con la cortina di ferro di mezzo. Sull’altopiano passava ancora il Simplon Orient Express diretto a Istanbul, e in wagon lit potevi andare a Parigi, Genova, Roma, Budapest, Belgrado. Oggi vai solo a Udine e Venezia, con i treni più lenti d’Italia.
Il confronto più deprimente è quello che tocca i collegamenti con Vienna. C’erano dodici treni al giorno, tutti diretti. Oggi nessuno.”

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martedì 31 gennaio 2012

Questo mese consiglio...

"E il cinema è il chiodo fisso di Lea, giovane e buffa regista che pur di realizzare il suo primo film pensa l'impensabile e ottiene l'impossibile: un budget stellare e Jeremy Irons come protagonista. Ma ora il suo sogno sta diventando un incubo.
Ecco perché tutti la cercano disperatamente, schizzando come palline di un flipper psichedelico, mentre lei lotta per salvare il suo film e - già che c'è - anche il pianeta. Del resto, se sei sopravvissuta al caos del cinema italiano, l'Apocalisse ti fa un baffo.
Una storia effervescente raccontata con una verve comica assolutamente originale. Pura energia."


Nina Mimica, Vivere fa solletico, Einaudi, 2011, 18.50

Qui il film che non abbiamo potuto vedere

lunedì 30 gennaio 2012

Come umiliare una donna

Come umiliare una donna.
Come farle capire che vale meno di un robot.



I peggiori stereotipi sono stati applicati come da manuale, secondo la Zanardo infatti: L’anziano presentatore, quasi nonno per Ivana,prima invita la telecamera a riprenderle il corpo, poi  le sposta la giacca per mostrare meglio il seno al pubblico a casa. 
L’altro presentatore, quasi padre per Ivana, la guarda con occhio seduttore, le chiede un bacio come si fa, purtroppo, anche con le bambine.  Entrambi la trattano da deficiente, umiliandola,  oggettivizzandola.

La ragazza è straniera, non capisce la lingua e  viene trattata come avesse 2 anni.

Ricordiamo che non ci interessa giudicare le persone ma la RAPPRESENTAZIONE e gli effetti di questa sulle/sugli spettatrici.
Vengono infrante le regole che dovrebbero governare i rapporti intergenerazionali, la stessa modalità che adotta Striscia la Notizia da anni: la generazione degli adulti maschi italiani viene rappresentata come non volesse crescere, incapace di rapportarsi in maniera adulta con ragazzine di quasi 50 anni piu giovani. Ricordiamo che la tv è il più efficace strumento di socializzazione e che il Festival di Sanremo viene visto da un quinto di italiani e italiane: potrebbe essere una grande occasione per proporre giovani donne realmente rappresentative delle ragazze italiane. Nessun moralismo: che siano pure carine, che circoli pure seduzione! Qui però assistiamo all’ennesima rappresentazione vecchio/arrapato-giovane/oggetto.
In questo modo si contribuisce a disgregare la coesione sociale e il patto tra generazioni: bisogna smettere di pensare che il rapporto tra una ventenne e un settantenne possa essere solo orizzontale. Le ragazze e i ragazzi sentono la mancanza di una  figura simbolica adulta portatrice di valori positivi che sia di ispirazione per la loro vita. Nessuno vieta la galanteria e la seduzione: qui però il rapporto è impari e la ragazza viene presentata in una situazione di inferiorità, spogliata, senza conoscere la lingua, molto più giovane; una situazione che la pone in una posizione di sudditanza, da cui è obbiettivamente difficile uscire. 
Qui il post completo.

martedì 24 gennaio 2012

About Nestlé's Business with Water

Un documentario che dovremmo vedere anche in Italia....

 

 


Ten things you should know (tratto dal sito ufficiale)

  1. Bottled water is one of the company's key strategic money makers: Nestlé has an annual turnover of CHF 110 billion – of which almost 10% is derived from the bottled water business.
  2. Nestlé has achieved world dominance in the bottled water business – by taking over such leading brands as Perrier.
  3. Nestlé is constantly buying up additional valuable groundwater resources – in order to satisfy the massive demand it has created for bottled water.
  4. Nestlé is taking advantage of the often out-of-date water rights in many locations by operating to the limits of legality – not only in developing countries but also in the USA and elsewhere in the industrialized world.
  5. Nestlé spares no effort in exerting financial, legal and political pressure – on anyone campaigning for water ownership as a public property and human right.
  6. Nestlé is using up precious natural water resources – to create and commercialize "new" water.
  7. Nestlé promotes bottled water with extensive global marketing and advertising campaigns – undermining awareness for the necessity of a functioning public water supply system.
  8. Nestlé promotes itself as a benefactor – by donation and PR campaigns at local level. But at the same time it manipulates public opinion into believing that improvements in production and distribution are having a sustainable effect.
  9. Nestlé creates dependence on bottled water – in particular where public waters supplies are close to collapse, and notably in developing countries.
  10. Nestlé's bottled water business is not simply a business like any other – it is a business with the sole natural resource essential for man's survival.

lunedì 9 gennaio 2012

Mi mancano le "opinioni" di Giorgio Bocca

Un altro anno è incominciato. L'anno appena trascorso ha lasciato molti vuoti, uno in particolare, se mi limito al mondo del giornalismo.
Esatto. Giorgio Bocca. Mi manca  sfogliare l'espresso e trovare la sua solita rubrica, nutrirmi di quello stile di scrittura unico, pulito e schietto. Ecco come viene ricordato e presentato ai lettori sloveni in un articolo, tratto dal quotidiano del litorale sloveno Primorske novice.


Giorgio Bocca. Un grande professionista se n'è andato.

Rileggendolo mi rendo conto di quanto debba ancora imparare su quest'affascinante mondo.

Il bel paese dov'è difficile vivere 

di Giorgio Bocca (28 ottobre 2011)

Dicono che bisogna credere nel futuro, in un futuro diverso, migliore di questo presente, di questa marmellata di cose, oggetti, bisogni fra cui strisciamo. Non c'è neppure odio per le generazioni che ci hanno condotto in questa palude. Certo hanno mal governato il paese, lo hanno compromesso, hanno lasciato crescere la malavita, hanno dato ai cittadini un'unica morale, un'unica aspettativa: rubare allo Stato dove si può, finché si può.
Che altro vogliono dire i vescovi quando lamentano la mancanza di etica della nostra società, la mancanza di buone regole, di buoni comportamenti? L'impressione generale, scoraggiante, paralizzante è che sia troppo tardi per venirne fuori, le complicità sono troppe, le malversazioni di massa soffocanti, le occasioni di riscatto rare: non c'è un prevedibile 25 luglio per l'arresto del tiranno, non c'è un 8 settembre per l'inizio della guerra partigiana, non c'è un'occupazione straniera di cui liberarsi.

Sono le grandi dimensioni dei nostri attuali vizi, delle nostre pigrizie, delle nostre cattive abitudini a imprigionarci. Questa volta i "mille" del coraggio e dell'avventura sembrano scomparsi.

Ogni sera gli italiani che ancora desiderano vivere in una libera democrazia si chiedono quanto durerà questo decadimento, questa resa al peggio, e se questa rinascita è realmente possibile o un vano desiderio che si rinnova di generazione in generazione. Il capo della polizia borbonica non accoglieva a Napoli il liberatore Garibaldi per disarmarlo, non consegnava la guida dell'ordine pubblico ai capi della camorra? Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa non è l'eterna vittoria dei reazionari?

Nella mia vita ho visto cadere alcuni regimi autoritari, a cominciare da quello fascista, quasi sempre per autodistruzione. Le sedi dei partiti restavano aperte ma vuote, gli iscritti buttavano via le tessere e i distintivi, ritornavano i vecchi partiti guidati dai revenant, dai politici di ritorno.

Ci risiamo? Ogni sera agli italiani si chiedono quando avverrà, come andrà a finire. Che fare? Mandare in galera tutti i ladri? Si organizzerebbero subito come il partito più forte del paese e comunque le prigioni non basterebbero. Fare l'ennesima rivoluzione gattopardesca, cambiare tutto perché nulla cambi? L'ennesima rivoluzione per finta, con i furbi e i ladri lesti a tornare al potere? Sono i grandi numeri, le grandi dimensioni di questa società a impedire che cambi veramente.

Nei primi anni della repubblica un giornalista napoletano di nome Guglielmo Giannini inventò "l'uomo qualunque" un movimento insensato, nemico della politica ma con la pretesa di fare la migliore delle politiche. Arrivò a vendere 700 mila copie e fu ucciso dal suo successo senza sbocco: non aveva un progetto fattibile, scomparve senza lasciare traccia se non nella sua inconsistenza, nella sua volgare utopia.

Il difetto vero degli italiani lo aveva colto Leopardi quando denunciava la mancanza di un'opinione pubblica capace di una scelta etica. L'ultima illusione è stata quella della guerra partigiana: guerra di popolo per la libertà e la giustizia che diede al paese un forte impulso riformatore, durato mezzo secolo, una volontà di diventare finalmente un paese democratico. Quest'ultima illusione sembra davvero consumata.

Il paese è bello, ricco di beni naturali, ma è molto difficile viverci per l'anarchia di chi ci abita. Per l'illusione costante di poter migliorare la società senza disciplina e senza sacrifici, per l'idea assurda che esista uno "stellone", una garanzia di fortuna che spontaneamente risolve i problemi del paese.