lunedì 22 agosto 2011

l'inizio di qualcosa?

Vorrei tanto che la guiornata di ieri non restasse nella miia memoria, come la giornata di "quando è successo". Perchè non può essere soltanto e semplicemente l'inizio di qualcosa?

mercoledì 17 agosto 2011

IThaca...any journey is a pligrimage.

ITHACA
As you set out for Ithaca
hope your road is a long one,
full of adventure, full of discovery.
Laistrygonians, Cyclops,
angry Poseidon – don’t be afraid of them:
you’ ll never find things like that on your way
as long as you keep your thoughts raised high,
as long as a rare excitement
stirs your spirit and your body.
Laistrygonians, Cyclops,
wild Poseidon – you won’t encounter them
unless you bring them along inside your soul,
unless your soul sets them up in front of you.
Hope your road is a long one.
May there be many summer mornings when,
with what pleasure, what joy,
you enter harbours you’re seeing for the first time;
may you stop at Phoenician trading stations
to buy fine things,
mother of pearl and coral, amber and ebony,
sensual perfume of every kind -
as many sensual perfumes as you can;
and may you visit many Egyptian cities
to learn and go on learning from their scholars.
Keep Ithaca always in your mind.
Arriving there is what you’re destined for.
But don’t hurry the journey at all.
Better if it lasts for years,
so you’re old by the time you reach the island,
wealthy with all you’ve gained on the way,
not expecting Ithaca to make you rich.
Ithaca gave you the marvelous journey.
Without her you wouldn’t have set out.
She has nothing left to give you now.
And if you find her poor, Ithaca won’t have fooled you.
Wise as you will have become, so full of experience,
and this is the meaning of Ithaca.
Author : Konstantinos Petrou Kavafis


sabato 13 agosto 2011

L'estate fragile di Lorella Zanardo

Dal Blog di Lorella Zanardo: Il Corpo delle donne. ...


L’estate fragile

IMG_2494I vecchi di tutto il mondo si assomigliano, per nostra grande fortuna. Seduta nel piccolo caffe di questo sperdutissimo villaggio del nostro mediterraneo, osservo, non vista, un uomo anziano sotto un pergolato d'uva. Da più di mezz'ora sta immobile, un bastone semplice tra le mani, vestito così come hanno vestito per secoli i nostri vecchi dalla Sicilia alla Grecia. Tutt'intorno è un brulichio di persone che vanno e vengono dal locale, che parlano, si salutano, scherzano. Lui sta.
Guarda, non noi, direi, guarda un punto che parrebbe lontano, ma più probabilmente è il filo di un ricordo che sta seguendo. Sta e guarda come ha visto fare a suo padre probabilmente, a suo nonno e ai molti altri che lo hanno preceduto.
Qui non arrivano i giornali ma internet sì, e non ho ancora capito se è una forma di evoluzione o no.
La borse europee crollano, ho così la possibilità di leggere, i Governi, e non solo il nostro Governo, non sanno cosa fare: qualcuno azzarda licenziamenti, tagli, idioti accorpamenti di giorni festivi: come se bastasse, come se qualcuno ci credesse che basterà mettere insieme il 2 giugno e l'immacolata per salvarci da un crollo che è di un sistema, e che noi siamo impreparati ad affrontare. Basterebbe dire:” Non sappiamo cosa fare, dobbiamo prendere tempo, siamo ad un punto di svolta epocale e non abbiamo gli strumenti. O forse li potremmo avere, ma sarebbero impopolari e forse perderemmo il vostro consenso e dunque i vostri voti, e dunque i nostri privilegi, e dunque i nostri tanti soldi, le barche le case, i figli grassi di certezze, nessun dubbio mai a scalfirci quelle che una volta si chiamavano coscienze.”
E così per salvare il culo al caldo di pochi milioni di persone nel mondo, il mondo va a rotoli. Ed è chiaro che quando tutto crollerà, anche i pochi col culo al caldo avranno da affrontare le loro belle difficoltà. Non ho mai riso tanto come quando visitai un paio di anni fa un'amica nella sua casa svizzera: dalla taverna entrammo nella cantina dove teneva i vini; mi stupii che ci si accedesse attraverso una porta enorme pesantissima che mi ricordò quella delle banche: era il rifugio antiatomico, l'amica mi spiegò, che tutti possiedono ma che dopo anni di inutilizzo i cittadini svizzeri hanno destinato a scopi piu utili: che te ne fai del rifugio antiatomico,pensai, se quando esci il mondo non dovesse esistere più?
Il mondo dominato dall'idiozia.
E intanto il vecchio sta, guarda e sta.
Io un po' di ansia ce l'ho. Non per me, e nemmeno per i miei figli.
Ansia per non avere saputo fare meglio.
Meno male che c'è questo vecchio, grazie a Dio che lui c'è, sembra così fermo e la sua immobilità mi fa sperare che non tutto crollerà, che qualche speranza c'è, che lui sa qualcosa della vita, la vita  che continua comunque, qualcosa che io forse non sono stata ancora capace di imparare da mio padre, che è un vecchio meravigliosamente come questo che ho qui oggi, davanti a me.

 http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=6569

venerdì 12 agosto 2011

Lettera di uno stupratore pentito

Riporto il post tratto dal blog Femminismo a Sud, a Nord e pure al Centro

Care Sorelle,
grazie al vostro blog mi sono pentito di aver stuprato. 


Non una volta sola, tante. Non ho nessuna scusa per le mie azioni: avevo subito il lavaggio del cervello dalla cultura patriarcale dello stupro, ed il vostro blog femminista mi ha aperto la mente. Grazie al vostro blog, mentre stavo stuprando mia moglie ho avuto una crisi morale. Le ho detto di vestirsi, che dovevamo fare un discorso serio. 


La Titti mi ha risposto “non ora, ho ancora voglia di scopare”. 
Ho insistito “è importante”. 
Anche lei insisteva: “dai, prima finisci di scoparmi”. 
Rispondo: “no, non posso prima finire di stupraaaaaa.....” . 
Non mi riusciva dire quella parola. 
Dice: “ho capito, hai bisogno che te lo faccia rizzare con un pom...”. 
“No, cara, c'è qualcosa che devi sapere, ed è una cosa seria”.


Si è vestita e siamo scesi a parlare: 
“Non avevo capito quello che stavo facendo mentre lo facevo, fino a quando ho letto questo sito di pensieri femministi”. 
“Che minchiata è? Sei ubriaco? Dai, torniamo a letto e fai l'uomo”. 
“È esattamente quello che voglio fare ora. Titti, voglio dirti che mi sento un verme, vorrei morire per averti stuprata”. L'onestà delle mie parole pulsava elettricamente attraverso i circuiti celebrali della mia dolce metà.


“Cosa? Quando mi hai stuprata?” 
“Ogni volta. È sempre stato stupro, e ora che lo ho capito voglio fermarmi”. 
“Non mi hai stuprata”. 
“Sì, lo ho fatto”. 
“Penso che me ne sarei accorta, se mi avessi stuprata”. 
“No, non funziona in questo modo. Leggi cosa scrivono grandi femministe come la Dworkin e la Kinnon: 
Il matrimonio è un’istituzione che si è sviluppata dalla pratica dello stupro. 
Qualsiasi rapporto sessuale è un atto di violenza perpetrato contro una donna.
Sotto il patriarcato il sesso consensuale fra uomini e donne non esiste. Sotto il patriarcato, la nozione di consenso è, per le donne, non sostanziale, una finzione, una disperata fantasia inventata per oscurare la natura della donna come classe sessuale. La vera natura del nostro stato è che siamo imprigionate in un continuum di stupri


“Vedi, il patriarcato ti ha levato il tuo diritto ad essere consenziente, e mi sento molto dispiaciuto, molto dispiaciuto, molto dispiaciuto”. Mentre parlavo, gesticolavo indicando le malvagie luci del patriarcato ed i palazzi lontani, per aiutarla a capire il femminismo. 


“Hai preso qualche fungo allucinogeno senza dirmelo?” 
“No”. Le spiegai del continuum di stupri.
“In questo caso, torniamo a letto che ho voglia di venire stuprata”. 
“Cara, questa è una cosa orribile da dire... (bisbigliai) ...cosa penserebbero le femministe, se ti sentissero”. 
“Me ne fotto. Ho voglia di scopare”. 
“Povera cara, il patriarcato ti ha fatto il lavaggio il cervello. Non posso continuate a fare l'amore con te, voglio redimermi e diventare un essere umano decente. Domani mattina ho appuntamento per l'operazione al Collettivo Maschile Femminista per l'AutoCastrazione”.
La Titti si mise a piangere: poverina, iniziava a capire l'oppressione patriarcale subita.






L'indomani, quando rientrai a casa, trovai la polizia. Mia moglie mi disse di essere andata a vedere cosa era questo femminismo, e che le avevano fatto un certificato con 12 giorni di prognosi. Una donna bassa e grassa la interruppe:


“Signora, lasci parlare me. Sono Vajassa Faldocci, avvocata divorzista. Rappresento sua moglie. La signora è disposta a ritirare la denuncia di violenza domestica, se lei firma una separazione consensuale. Alla signora vanno la casa, il conto in banca, la macchina, i figli, e 2000€ di mantenimento mensile”. 


Dissi che non capivo, ma volevano arrestarmi, così firmai la consensuale.


Chiedendo l'elemosina riesco a pagare il mantenimento. Vedo i miei figli il giovedì dalle 18 alle 19, ma spesso la mia cara ex-moglie mi dice che sono malati, vivo sotto un ponte e mangio alla Caritas. Una associazione di padri separati mi ha offerto una stanza, ma ho rifiutato perché ho letto sul vostro blog che si tratta di una organizzazione del patriarcato. 


E io sono felice di essere femminista