domenica 19 giugno 2011

" Prova a parlare meno in italiano a casa. Vedrai come lo impari lo sloveno..."


            Quant'è bello il bilinguismo. Quante opportunità sta creando ai nostri piccoli e meno piccoli triestini... sì, anche l'opportunità di andare a fare la "magnada in Jugo" e di ordinare da mangiare in sloveno. Di certo non una cosa da poco. C'è da dire che molto spesso piace "sputtanare" il vicino di casa e poi si è primi ad emigrare per fare la spesa, il pieno di benzina, un taglio di capelli o semplicemente una vacanza low cost.(poi possiamo discutere sul fatto che ultimamente anche in queste zone i prezzi siano rincarati).
         Fortunatamente sapere una lingua vuol dire molto più di questo. Vuol dire o vorrebbe dire far propria una cultura altra e integrarla con quella natia. Vuol dire imparare una terza, una quarta, e perchè no, anche impara una quinta lingua, magari orientale. Vuol dire avere più possibilità lavorative. Ma soprattutto vuol dire essere capaci di una certa apertura mentale e culturale.
       Okay, ora basta. Non prendiamoci in giro. Non raccontiamoci la favola dell'orso, tanto nessuno ci crede. Il bilinguismo a Trieste è ancora qualcosa di "sconosciuto", qualcosa che viene studiato a livello teorico e universitario (leggetevi il manualetto della Pertot e capirete perchè "teorico"). Non ci sono libri di testo, manuali didattici per gli insegnanti sloveni dei bambini, per i quali lo sloveno è l2, lingua seconda, lingua appresa dopo il loro inserimento nel sistema scolastico, quindi a tre o a sei anni.
Nessun libro, nessun aiuto. Gli/le insegnanti delle scuole con lingua d'insegnamento slovena sono spesso abbandonati a loro stessi. Lo stesso capita ai colleghi delle scuole italiane, i quali si devono confrontare con bambini cinesi, albanesi, croati, senegalesi e simili. Ma questa è un'altra storia.
Ad un tratto però avviene il miracolo. La prima parola slovena, le prime frasi semplici e poi via, avanti verso la scoperta di una cultura e di una lingua meravigliosa, la lingua del duale, la lingua di Preseren e di Kosovel, la lingua con un solo dizionario. 
Se durante questo percorso incontri le persone sbagliate, le cose possono prendere una brutta piega. Se a un tredicenne che ha difficoltà con lo sloveno, consigli di provare a "parlare un pò meno in italiano a casa", allora c'è un problema culturale di fondo. Ottieni solo l'effetto contrario. Lo so. L'ho visto.
Diamoci da fare, cari insegnanti. Dimostriamo che si può imparare lo sloveno senza rinunciare alla propria lingua madre, senza rinunciare a ciò che si è, ma arricchendosi. Diamo un'occhiata in giro e alle altre esperienze bilinguiste in Europa. Leggiamo i loro testi. Andiamo a vedere come lavorano e come si formano. Non chiudiamoci nel nostro bel "ghetto triestino", convinti che  l'importante sia arrivare in cima, senza bisogno di guardarci intorno. Fermiamoci ogni tanto. Facciamo qualche piccola deviaizone, prima di proseguire.

2 commenti:

  1. Ah, come mi piacerebbe essere bilingue!

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  2. In un post è difficile spiegare le dinamiche bilinguismo presente nella mia regione. Prometto che scriverò qualcosa di più "obiettivo e informativo". Ma ecco come l'ho vissuto io: http://jomarch87.blogspot.com/2011/01/slovena-o-italiana-come-risolvere-il.html

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