mercoledì 29 giugno 2011

Consigli di lettura: Ogni giorno ogni ora di Natasa Dragnic

Non è una sviolinata stonata, come la concepirebbe Federico Moccia, ma piuttosto una melodia che ricorda le onde del mare.  Un poema sull'amore e dell'amore autentico e mai banale, da leggere tutto d'un fiato.
Lasciatevi cullare dalle pagine della Dragnic.  Può darsi che  ricorderete qualcosa che avete vissuto, ma avete perso, oppure desiderete qualcosa che non siete stati in gradi trovare.

Qui tutte le recensioni scritte fino ad oggi: http://www.ognigiornoogniora.it/recensioni.html

domenica 19 giugno 2011

" Prova a parlare meno in italiano a casa. Vedrai come lo impari lo sloveno..."


            Quant'è bello il bilinguismo. Quante opportunità sta creando ai nostri piccoli e meno piccoli triestini... sì, anche l'opportunità di andare a fare la "magnada in Jugo" e di ordinare da mangiare in sloveno. Di certo non una cosa da poco. C'è da dire che molto spesso piace "sputtanare" il vicino di casa e poi si è primi ad emigrare per fare la spesa, il pieno di benzina, un taglio di capelli o semplicemente una vacanza low cost.(poi possiamo discutere sul fatto che ultimamente anche in queste zone i prezzi siano rincarati).
         Fortunatamente sapere una lingua vuol dire molto più di questo. Vuol dire o vorrebbe dire far propria una cultura altra e integrarla con quella natia. Vuol dire imparare una terza, una quarta, e perchè no, anche impara una quinta lingua, magari orientale. Vuol dire avere più possibilità lavorative. Ma soprattutto vuol dire essere capaci di una certa apertura mentale e culturale.
       Okay, ora basta. Non prendiamoci in giro. Non raccontiamoci la favola dell'orso, tanto nessuno ci crede. Il bilinguismo a Trieste è ancora qualcosa di "sconosciuto", qualcosa che viene studiato a livello teorico e universitario (leggetevi il manualetto della Pertot e capirete perchè "teorico"). Non ci sono libri di testo, manuali didattici per gli insegnanti sloveni dei bambini, per i quali lo sloveno è l2, lingua seconda, lingua appresa dopo il loro inserimento nel sistema scolastico, quindi a tre o a sei anni.
Nessun libro, nessun aiuto. Gli/le insegnanti delle scuole con lingua d'insegnamento slovena sono spesso abbandonati a loro stessi. Lo stesso capita ai colleghi delle scuole italiane, i quali si devono confrontare con bambini cinesi, albanesi, croati, senegalesi e simili. Ma questa è un'altra storia.
Ad un tratto però avviene il miracolo. La prima parola slovena, le prime frasi semplici e poi via, avanti verso la scoperta di una cultura e di una lingua meravigliosa, la lingua del duale, la lingua di Preseren e di Kosovel, la lingua con un solo dizionario. 
Se durante questo percorso incontri le persone sbagliate, le cose possono prendere una brutta piega. Se a un tredicenne che ha difficoltà con lo sloveno, consigli di provare a "parlare un pò meno in italiano a casa", allora c'è un problema culturale di fondo. Ottieni solo l'effetto contrario. Lo so. L'ho visto.
Diamoci da fare, cari insegnanti. Dimostriamo che si può imparare lo sloveno senza rinunciare alla propria lingua madre, senza rinunciare a ciò che si è, ma arricchendosi. Diamo un'occhiata in giro e alle altre esperienze bilinguiste in Europa. Leggiamo i loro testi. Andiamo a vedere come lavorano e come si formano. Non chiudiamoci nel nostro bel "ghetto triestino", convinti che  l'importante sia arrivare in cima, senza bisogno di guardarci intorno. Fermiamoci ogni tanto. Facciamo qualche piccola deviaizone, prima di proseguire.

Notte prima degli esami

Notti passate a chiacchierare, a bere e forse a tentare di studiare. Notti passate a chiedermi come sarebbe stato il mio futuro da lì a qualche mese. Era il 2006 e l'Italia stava per vincere il mondiale, dopo un sogno che durava ben 24 anni.


Puntavo sul fatto di cercare di convincermi e convincere che ero preparata, anche se obiettivamente non lo ero. Sapendo scrivere, fu un obiettivo che alla maturità raggiunsi sin troppo facilmente, eccezion fatta per matematica.
Ecco come sono riuscita a strappare un bel  92/100, che non mi è stato utile in alcun modo.
Fregatevene del voto, a meno che non siate sicuri di portarvi a casa più di 95/100. :-)

Tanta ansia, ma soprattutto tanta malinconia per un periodo che sta per fiinire, insieme all'inizio di qualcosa di nuovo.
In bocca al lupo! E mettetecela tutta! :-*

venerdì 17 giugno 2011

domenica 12 giugno 2011

Memories...

Dopo tanti post seri e polemici... relax.
Ora ci sono le ultime cose con l'università e il sole!!

Buon inizio di stagione estiva a tutti!


giovedì 9 giugno 2011

vabbè... ora sputo il rospo!

Lo so. Sono passate quasi due settimane dallla fine della campagna elettorale. Silenzio. Nessun commento da parte mia. Fino a qualche settimana fa esisteva un blog che aggiornavo periodicamente e che riguardava la mia candidatura al comune e alla circoscrizione. Ora non esiste più.
Il motivo?
Intanto essere fidanzati con un ingegnere che di privacy su internet ne sa più di te e che di conseguenza ti elenca i pericoli del web, di certo non aiuta. E poi..  finita la campagna elettorale, morto il blog. Punto.

Sono stati due mesi molto intensi. Sono stati due mesi in cui ho sognato e ho conosciuto persone stupende. Arrivati in cima alla montagna... la vittoria. Bella, splendida, assaporata fino in fondo. Il centrosinistra ritornava al comune e veniva riconfermato in provincia, ma questa volta compatto e unito. Uomini e donne, giovani e meno giovani, ognuno di noi aveva contribuito affinchè ciò accadesse. Forte l'entusiasmo, ma ancora più forte la voglia di cambiare e di voltare pagina.

Non per ultimo Trieste Cambia: una nuova realtà nella politica triestina. Una realtà composta da  diverse persone con l'obiettivo comune di contribuire al cambiamento della città.

Oltre ai sogni c'è anche la realtà. La realtà è che continuamo a vivere in uno stato democratico, il quale tanto democratico poi non è.
Le donne rappresentano più della metà dei residenti nel mio comune e nella mia provincia. Eppure ecco il colore del neo consiglio comunale e dei neo consigli comunali. I dati sono stati raccolti da Paola Marchetta, che afferma: "la mancanza di presenza paritaria delle donne ai vari livelli delle istituzioni risulta effettivamente correlata alla povertà di candidature nelle liste; inoltre, esistono anche anche altri fattori negativi, che concorrono all’abbassamento della percentuale delle elette. Qui l'articolo integrale."

In poche parole:
donne elette nelle circoscrizioni: 18%
donne elette nel comune: 20%
donne elette nella provincia: 38%



Care donne, cari uomini!  Che effetto vi fanno questi dati? (Li ho messi in grassetto, per agevolarvi :-) )
Per quanto mi riguarda, li trovo preoccupanti. E se non vi lasciano indifferenti, sappiate che altrove non è così.
Lo dicono i dati. Dove ci sono più donne, ci sono migliori politiche sociali, maggiore attenzione per le strategie di conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di cura. Altrove (non in Italia) gli uomini si sono resi conto che incoraggiando le donne ad entrare in politica, a ricoprire ruoli importanti nei cda o presso gli enti pubblici, si raggiunge il benessere sociale ed economico.
Un esempio? Più asili, più doposcuola: maggiori possibilità che le donne rientrino nel mondo del lavoro dopo il parto.

E poi... lo sapete a che ora si riuniscono i consigli provinciali? Alle otto di sera, più o meno. A quell'ora però ci sono i figli da andare a prendere dopo l'allenamento o da assistere nei compiti di scuola, la cena da preparare, i panni da stirare e cose simili.

Inutile: credo che la presenza delle donne nei consigli comuali aumenterà, solamente quando avremo il dono di essere presenti contemporaneamente in due posti diversi. :-D

sempre le ultime noi italiane...

Così scrive Lorella Zanardo nel suo blog. Parole che mi fanno riflettere in questo periodo di post elezioni, quanto tutto sembra essere tornato alla normalità e quasi niente sembra essere cambiato. Non solo in politica.



“Sputiamo su Hegel l’ho scritto perché ero rimasta molto turbata constatando che quasi la totalità delle femministe italiane dava più credito alla lotta di classe che alla loro stessa oppressione”, così scrive Carla Lonzi nel 1970, in quello che diventò un libro culto per le donne di quella generazione.
       Avrei potuto scrivere questa frase io, pensavo qualche giorno fa, 41 anni dopo la pubblicazione da parte della piccola casa editrice Rivolta Femminile. 41 anni dopo, una vita fa. Carla Lonzi, trasgressiva critica d’arte, è morta giovane, purtroppo da tempo. Mi sono persa a pensare cosa proverebbe se fosse viva oggi, considerando che la ragione per cui scrisse il suo libro resta prepotentemente attuale.
     Scrive Lonzi: Prendendo coscienza dei condizionamenti culturali, di quelli che non sappiamo , non immaginiamo neppure di avere, potremmo scoprire qualcosa di essenziale , qualcosa che cambia tutto, il senso di noi, dei rapporti, della vita… 41 anni dopo so oggi con certezza che questa presa di coscienza non è ancora avvenuta. Concentrate sull’abbattere vecchi condizionamenti culturali, non ci siamo accorte che altrettanti erano in arrivo, diversi, anche più potenti, perché utilizzavano strumenti di diffusione e convincimento più forti.

Ma nel dare più credito alla lotta di classe che alla loro stessa oppressione, le donne di 41 anni fa nascondevano così come molte donne oggi, la paura di perdere lo sguardo di approvazione maschile, del compagno di lotta o di letto che fosse.


Paura che è rimasta inalterata se non rafforzata. Paura di essere prima di tutto donne.



       Che noia mortale leggere le ennesime classifiche che ci vedono sempre più giù nella classifica del gender gap e in mille altri indici. Che umiliazione leggere che anche il NYT oltre a Newsweek e a Huffington Post e a cento altri hanno ormai direttrici donne. Che invidia verso la Germania quando vediamo Angela Merkel trionfare sulla copertina di Newsweek di questa settimana: Wunder Merkel ed infatti è meraviglioso vedere Obama e Michelle che attendono ossequiosi la donna più capace e potente d’Europa, che arriva sì in splendida mise elegantissima ma da cui riesce a non farsi condizionare: ed è infatti lei che decide con uno sguardo, guardate il video, quando è il momento di dire basta ai fotografi e cominciare il lavoro.


   Sempre le ultime invece noi italiane. Mi chiamano per propormi di far parte di un gruppo di lavoro, l’ennesimo (!) che raccoglierà le immagini lesive della nostra dignità dai media: così tra 4 anni potremo ridire, ribadire, ridenunciare quello che è lì sotto gli occhi già ora!


Siamo impotenti, e almeno diciamolo chiaro.


Abbiamo una paura fottuta, dirlo sarebbe importante, aiuterebbe a fare il punto.


Continuiamo a spostare l’interesse e il focus su temi che ci appaiono più importanti, più degni di attenzione: Santoro se ne va? Forse anche Fazio? Magari anche Floris? Mentana è già andato?


E chissenefrega!



Sputiamo su Hegel!


Carla Lonzi era una donna coraggiosa.


E coraggio significa avere preso coscienza dei condizionamenti culturali, averci lavorato con fatica sangue e sudore, e avere tirato fuori quel qualcosa di essenziale di noi che cambia proprio tutto, che ci racconta di noi da un altro punto di vista, che forse ci spaventa. Ma da lì bisogna passare per andare avanti.


Decisioni importanti stanno per essere prese in molti comuni italiani: indipendentemente dal numero di donne che verranno selezionate, le donne non sono state fautrici di queste scelte: ancora una volta siamo oggetto e non soggetto della scelta. Ancora una volta stiamo alla finestra, aspettando.


E un bell’esame di coscienza, un bell’atto di autocoscienza collettivo e si auspica definitivo, sarebbe oggi opportuno per capire perché molte donne preferiscano dedicare tutta la loro energia a urlare dei “no” di fronte ad una candidatura di una loro simile, invece di pronunciare un “SI” forte e chiaro per promuovere una donna.


Tutte intorno a sbranarci per un osso lucido da tanto è rosicchiato: un poco più in là i soliti noti si stanno spartendo il bottino.


Spiace dire che questa mancanza di coraggio, questa paura di spostarsi di qualche metro e fare i conti con chi il potere lo detiene sul serio, questa guerra tra povere, è un problema che riguarda ormai solo le donne italiane.