giovedì 15 dicembre 2011

Donne! Ecco perché non dovete camminare in modo sensuale e provocatorio.

"Se una donna cammina in modo sensuale o provocatorio, qualche responsabilità nell'evento ce l'ha perché anche indurre in tentazione é peccato". parola di Monsignor Bertoldo.
That's it. Non scandalizziamoci.
Ogni volta che sento queste dichiarazioni faccio questo ragionamento:
è vietato essere sensuale e provocatoria. perchè sensualità = violenza?  Bene.
D'altro canto i media non fanno altro che ripetermi che devo essere sempre in forma, bella, sensuale, alla moda, tacco, smalto, e provocatrice.
Un controsenso. La Zanardo ha più volte descritto questo meccanismo.
A proposito della Zanardo. Eccola in un faccia a faccia con una donna molto... virtuosa.


domenica 4 dicembre 2011

Beni Comuni: Ugo Mattei ne parlerà a Trieste

"Dei Beni Comuni ci si rende conto solo quando sono a repentaglio.." Che amara verità.
Queste le parole del prof. Ugo Mattei, docente di diritto civile, durante il suo intervento al Teatro Valle Occupato di Roma.
 Non vi nascondo la mia emozione, perché mercoledì 7 dicembre  Ugo Mattei sarà a Trieste per parlare e confrontarsi sul tema dei Beni Pubblici nel tempo della crisi.
Interverranno anche gli amici di Progetto Comune Alfredo Racovelli, Alessandro Metz, Marino Vocci e OccupyTrieste.
A seguire le pillole satiriche di Stefano Dongetti e Alessandro Mizzi, amici del Pupkin Kabarett. Al termine dj set a cura di OccupyTrieste

giovedì 1 dicembre 2011

Il rimpianto di non avere "conosciuto meglio Christa Wolf....

Oggi è deceduta Christa Wolf, "una delle maggiori scrittrici tedesche del dopoguerra e la più importante cronista della Ddr e della spartizione tedesca». Nata nell'attuale Polonia, la Wolf trascorse l'infanzia sotto il nazismo ma alla fine della Seconda Guerra Mondiale si ritrovò nella Germania Est. Laureata in germanistica all'università di Jena, negli anni '50 sposò lo scrittore Gerhard Wolf. Dal 1962 lavorò come critica letteraria presso la rivista dell'Unione degli Scrittori della DDR «Neue Deutsche Literatur». Raggiunse la notorietà con Il cielo diviso (Der geteilte Himmel, 1963). Nel 1963 le fu assegnato il premio Heinrich Mann e nel 1964 il romanzo ricevette una riduzione cinematografica per il cinema dal regista Konrad Wolf. Negli anni successive le sue altre grandi opere, Riflessioni su Christa T. (Nachdenken über Christa T., 1968), Trama d'infanzia (Kindheitsmuster, 1976), Cassandra (Kassandra, 1983) e Medea."

"  La sua figura è stata particolarmente importante (e controversa) nei convulsi periodi che portarono alla caduta del Muro di Berlino."


Qui potete  un'intervista molto interessante, un testo che vi fa capire, almeno in parte, chi era Christa Wolf.

Mi piace (e mi riguarda da vicino) soprattutto il seguente passaggio:
 Content is truth?
More than that. The content is first and foremost your material. And that material has to be worked and reworked. Of course it's silly to say the material is lying on the street. The material doesn't lie on the street. Rather, each author has a specific material at a specific time. And the key is to hit exactly that point of strongest affinity, of inner necessity, at the right time. That's what defines the narrative tone.


Ecco invece come la ricorda Loredana Lipperini. 

martedì 15 novembre 2011

Caro Senatore Mario Monti...

Riporto in seguito la lettera che la presidente della Casa Internazionale delle donne do Roma ha inviato a Mario Monti.


Al Presidente del consiglio incaricato
Senatore prof. Mario Monti

Roma 15 novembre 2011

Gentile Presidente Monti,
nella sua esperienza in Europa avrà avuto modo di verificare che le donne italiane sono penalizzate rispetto a quelle europee nei diversi ambiti pubblici e privati.
Il dottor Saccomanni ha recentemente evidenziato la scandalosa posizione dell’Italia (74° posto) nella classifica sul gender gap stilata dall’Economic World Forum e la Banca d’Italia ha calcolato che se il nostro Paese riuscisse a centrare l’obiettivo di Lisbona dell’occupazione femminile al 60% il prodotto interno lordo crescerebbe del 7%. Occorre mettere fine con fermezza alle inaccettabili discriminazioni nei confronti del genere femminile che nel tempo non è stato equamente rappresentato nei diversi governi e parlamenti italiani, nonostante l’impegno delle stesse donne a contrastare le discriminazioni e affermare l’importanza della soggettività femminile.
Nella Casa Internazionale di Roma dove da anni operano più di 30 associazioni femminili e femministe la questione della rappresentanza paritaria è una priorità.
Come Lei certamente sa bene, non mancano adeguate competenze femminili nei diversi ambiti della cultura, dell’economia, della scienza e della politica; ci auguriamo che, nelle scelte per il suo governo, voglia attingere a questo ampio bacino di donne di alta professionalità tecnica. Siamo convinte infatti che, senza una giusta rappresentanza delle cittadine nelle istituzioni, la nostra democrazia è imperfetta, e che dunque sarebbe semplicemente impensabile un governo, anche se tecnico, che ne fosse privo. La invitiamo a non ignorare questa preziosa risorsa nell’arduo compito che si appresta a realizzare.

Augurandole buon lavoro, La salutiamo cordialmente

Francesca Romana Koch
Presidente della Casa Internazionale delle Donne di Roma

lunedì 14 novembre 2011

L’eleganza maschile ha un’arma in più


Chiediamoci perché pubblicità del genere hanno ancora motivo di esistere.
Ecco cosa ne pensa il blog un altro genere di comunicazione.

giovedì 10 novembre 2011

Mentre dormi...

Mentre dormi ti proteggo
e ti sfioro con le dita
ti respiro e ti trattengo
per averti per sempre

Oltre il tempo di questo momento
arrivo in fondo ai tuoi occhi
quando mi abbracci e sorridi
se mi stringi forte fino a ricambiarmi l'anima

Questa notte senza luna adesso
vola.. tra coriandoli di cielo
e manciate di spuma di mare
Adesso vola

Le piume di stelle
sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni
arrivare leggeri

Tu che sei nei miei giorni
certezza, emozione
Nell'incanto di tutti i silenzi
che gridano vita

sei il canto che libera gioia
sei il rifugio, la passione

Con speranza e devozione
io ti vado a celebrare
come un prete sull'altare
io ti voglio celebrare
come un prete sull'altare

Questa notte ancora vola
tra coriandoli di cielo
e manciate di spuma di mare
Adesso vola

Le piume di stelle
sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni
arrivare leggeri

Sta arrivando il mattino
stammi ancora vicino
sta piovendo
e non ti vuoi svegliare
resta ancora resta per favore

e guarda come...
vola tra coriandoli di cielo
e manciate di spuma di mare
Adesso vola

Le piume di stelle
sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni
arrivare leggeri

Vola... Adesso vola
Oltre tutte le stelle
alla fine del mondo
vedrai, i nostri sogni diventano veri!

il sogno americano: J.F.kennnedy vs Barack Obama

Ieri sera avevo per caso in mano il discorso di insediamento di J.F.Kennedy. Gennaio 1961:  l'America chiede il cambiamento.L'America chiede un leader. Ed ecco Kennedy: leader carismatico, controcorrente quanto basta, una campagna elettorale studiata nei minimi dettagli da un bravissimo Theodore Sorensen .
Kennedy è  il primo presidente cattolico e il primo presidente nato nel 900..







Più di quarant'anni dopo sembra che il sogno americano non sia esaurito del tutto. Barack Obama, primo presidente di colore, chiede ai suoi elettori di continuare a sognare. Possiamo farcela, dice.









"La capacità di sperare e sognare anche nei periodi più difficili: è questo uno dei tratti più interessanti del popolo americano. Due le figure leggendarie che l’hanno impersonato: JFK, l’uomo dell’addio alla guerra fredda e delle lotte per i diritti civili, e Barak Obama, il primo presidente afroamericano che ha ridestato l’entusiasmo di una nazione ancora smarrita dalla tragedia dell’11 settembre."

Si certo. Ma dove sono i fatti? 



                              

martedì 8 novembre 2011

NOOR: rivivere i momenti di OCCUPY WALL STREET e non solo...


Riconoscete il lugo, la via, le persone o semplicemente l'occasione in cui è stata scattata questa fotografia?

Due sole parole. Occupy Wall Street. Il talento di Nina Berman e una macchia fotografica. Ed ecco lo spirito del movimento che ha contribuito a risvegliare le conscienze di molti, americani e non. 




Stimolare cambiamenti sociali positivi e offrire una visione di forte impatto sui diritti umani e altri argomenti di interesse mondiale, legati al giornalismo come servizio pubblico; questo l'obiettivo di NOOR, nata nel 2007 e creata da alcuni dei più apprezzati fotografi attivi in tutto il mondo.  Progetti collettivi e individuali vengono attuati anche grazie alla collaborazione di avrie organizzazioni per la raccolta dei fondi e l'individuazione dei sponsor.

Il mensile Europeo ha dedicato un interno numero a questo bellissimo progetto.

Philip Blenkinsop, autore della foto che avete appena visto, anche lui collaboratore NOOR dichiara: "I am just a photographer. Photojournalism can be stylistic and puerile. It's not the photographer's fault, but they know what editors like, so they mold the product for the magazine. It's like being an advertising photographer, shooting a style because they know how it will appear on paper."



Siamo in Uzbekistan, 1997. Francesco Zizola ha documentato i maggiori conflitto del mondo. Le sue immagini testimano in maniera molto chiara che la situazione ci sta sfuggendo di mano. La natura si riibella.. Tra qualkche decennio le Maldive probabilmente non esisteranno più a causa dell'innalzamento dell'Oceano indiamo che rischia di sommergere l'isola. 

Per maggiori infomazioni sugli altri membri del NOOR e sul progetto, date un'occhiata qui.

domenica 6 novembre 2011

Quando la notte... aspettando l'alba di un nuovo giorno.

Dal romanzo al film. Ad occuparsi del film è sempre la scrittrice del romanzo, C. Comencini. Il risultato non è quello che ci aspetttavamo.
Nessuna critica  negativa. Solamente perplessità. Dopo la Bestia nel cuore....
Di "Quando la notte" personalmente ho apprezzato molto la rappresentazione del tema della maternità e l'evolversi/il non evolversi silenzioso di un rapporto difficile tra due persone sofferenti.

Da vedere. Anche i film mediocri si devono vedere.

In attesa dell'alba di un nuovo giorno, di un film che ci faccia vibrare come La bestia nel cuore.


sabato 5 novembre 2011

Quest'anno niente Londra, ma non ho fame e sono sana...

Programmavo di andare a Londra. Come ogni anno. Quest'anno invece, causa spese impreviste e uno stipendio che non arriva,  ci ho rinunciato.  Pazienza. Sarà per il prossimo anno.

Osservo con un pizzico di invidia i ragazzi che in questi giorni  hanno lasciato i loro bachi di scuola per scendere in piazza ed esprimere il loro disagio. Un disagio che presto peserà davvero sulle loro spalle. La maggior parte di loro sta bene. Sta bene perché ha la fortuna di avere un tetto sopra la testa, cibo, acqua, una scuola dove andare. Non escludo che molti di loro debbano già fare qualche "piccola rinuncia": un liceo statale invece di una scuola privata, una vacanza di due giorni invece di un'intera settimana, il cellulare di 100 euro e non l''iphone.  Di certo non sono costretti ad elemosinare i beni primari. é vero, viviamo in un presente che è il preambolo di un futuro di certo non roseo, però la maggior parte di noi per fortuna arriva a fine della giornata sazio e in salute.

C'è la crisi, mi dicono.
Lo so.
I giornali li leggo .
La crisi c'è.
Eppure...
ciò nonostante...
 i venerdì sera i locali triestini sono ancora pieni di gente

Penso che il vero problema in questi anni, oltre ovviamente alla crescente povertà, è il vivere sopra le proprie possibilità, il non distinguere le spese necessarie da quelle futili.

Nelle case dove magari un solo membro del nucleo familiare ha un lavoro retribuito, trovo televisori di ultima generazione (acquistate in comode rate mensili).
Tempo fa ho acquistato un nuovo televisore (in rata unica) nel momento in cui quello precedente stava in cominciando a "perdere colpi" e  facendo passare quello nuovo come "unico regalo di natale per tutta la famiglia".

Ovviamente ci sono famiglie "miracolose", quelle che con 1500 euro al mese, non senza sacrifici, ce la fanno. Questa famiglie avrebbero molto da dire sull' "educazione al consumo". Termine a cui siamo un po' allergici.

martedì 11 ottobre 2011

con nuovi occhi per la TV


 Dal Blog "Il corpo delle donne". Un esercizio utile, da applicare anche ad altri TG.


Prendetevi mezz’ora di tempo per favore. Immagino che solitamente non riusciate sempre a vedere il TG delle 18,30 di Italia1, Studio Aperto. Questo è del 7 ottobre e mi è stato segnalato dalla lettrice Barbara.
Sono due anni e mezzo che lavoriamo per l’innalzamento del livello di consapevolezza: chiedo dunque a voi di provare ad analizzare il telegiornale applicando NUOVI OCCHI PER LA TV. Non una critica sterile dunque, bensì:
-a chi si rivolge
-quali sono le tipologie di donne rappresentate
-che età hanno le donne rappresentate
-tali donne sono esemplificatvie dell’universo donna?
-le notizie riportate sono importanti? significative? correlate ad un TG?
-stile della giornalista
-linguaggio utilizzato nel servizio
-utilizzo della musica
-utilizzo del montagio
-significato della parola informazione: il servizio visionato corrisponde al significato di informazione?
-ricadute sugli ascoltatori
-ricadute sulle ascoltatrici
-ricadute sulle bambine e bambini
-collegamento tra quello che sta avvenendo in politica e cio che avete visto
 Buon lavoro!


E una chicca... da a Room of ones own- Una stanza tutta per sè. Una lucidissima Virginia Woolf che  analizza le opere di alcune autrici come George Eliot o Charlotte Bronte, criticandone l’incapacità di superare la rabbia per la propria condizione:
“Basta rileggerle e osservare in esse quel gesto di fastidio, quell’indignazione, per capire che non riuscirà mai a esprimere interamente il suo genio. I suoi libri saranno deformati e contorti. Ella scrivera con rabbia, quando dovrebbe scrivere tranquillamente. Scriverà scioccamente, quando dovrebbe scrivere saggiamente. Parlerà di se stessa, quando dovrebbe parlare dei suoi personaggi. E’ in conflitto con il suo destino.[...] Non si può non cercare d’immaginare per un attimo che cosa sarebbe successo se Charlotte Bronte avesse avuto, diciamo, trecento sterline all’anno [...]“
 
Un ottimo spunto di riflessione credo, in un momento in cui a causa della crisi economica rischiamo di pagare il prezzo più alto. 

domenica 9 ottobre 2011

That's it

T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

(P. Neruda)

martedì 27 settembre 2011

Folle...

Io sono folle, folle, folle d'amore per te . 
io gemo di tenerezza perchè sono folle, folle, folle 
perchè ti ho perduto .
Stamane il mattino era cosi caldo 
che  a me dettava quasi confusione 
ma io era malata di tormento 
ero malata di tua perdizione.
 
A.Merini

sabato 17 settembre 2011

Le donne italiane? le donne più tristi d'Europa

Italian women 'the unhappiest in Europe' (fonte: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/italy/8709334/Italian-women-the-unhappiest-in-Europe.html )


The survey of 4,000 women in the continent's five largest countries found that 76 per cent of Italian housewives were dissatisfied with their lives, compared to 51 per cent in the UK, 53 per cent in Germany, 57 per cent in France and 63 per cent in Spain.
Italian women said they were worried about the economic crisis, the difficulty of re-entering the work market after having children and the dearth of child care centres.
The survey, by a think tank called Women and Quality of Life, found that half of Italian women said they regretted getting married and two-thirds regretted having children.
A lingering culture of machismo means that Italian women have to do far more housework and child rearing than their counterparts in countries such as Britain.
Research has found that 70 per cent of Italian men have never used an oven, while 95 per cent have never emptied a washing machine.
Silvio Berlusconi, the prime minister, has been accused of reinforcing sexist attitudes through the television channels he owns, which feed Italians a nightly diet of quizzes, game shows and sports programmes featuring scantily clad showgirls.
Italy ranked 74th in a global gender gap report issued by the World Economic Forum last year – worse than Kazakhstan.

mercoledì 14 settembre 2011

quando questo periodo finirà...

I periodi di transizione risultano sempre molto affascinanti ai miei occhi. Tutti, anche i miei. Specialmente i miei, oserei dire. Ad esempio, questo che sto vivendo adesso assomiglia un pò a quello di sei anni fa, con la differenza che a ventiquattro anni le responsabilità sono maggiori e la posta in gioco è più alta.



Cose e stati d'animo che si ripetono in questo periodo:
Acidità verso l'universo maschile.
Femminismo radicale accentuato.
Momenti di iperattività alternati a momenti di vuoto.
Progetti.
Energie.
Momenti di trasgressione alternati a momenti di profonda rigidità.
Le famose "farfalle nello stomaco"

Accettarli e viverli così come vengono? Si. Tanto, combatterli non avrebbe molto senso.
Cosa ci sarà dopo tutto questo?

domenica 11 settembre 2011

What about being friends with benefits?

A relationship between two friends gets complicated when they decide to get romantic (read: have sex like animals...)

giovedì 8 settembre 2011

“Non ti è lecito!”

In nessun altro paese del mondo democratico un esponente di governo sceglierebbe la metafora dello stupro – incompatibile con qualunque forma di ironia - per esprimere una sua valutazione politica, svelando la sua visione del rapporto tra donne e uomini. La violenza dello stupro è la forma più brutale di negazione dell’altro. Non comprende nessuna forma di linguaggio, non ammette nessun sì e nessun no. Come scrisse in occasione del 13 febbraio Suor Rita Giarretta, ripetiamo tutte insieme al Ministro Sacconi: “Non ti è lecito!” .

Comitato promotore nazionale Senonoraquando

Roma, 8 Settembre 2011

mercoledì 7 settembre 2011

Scrivere... è come fare il pane.


Scrivere è come fare il pane, non ci sono regole ma a un certo punto ti accorgi se la pasta è pronta o no. Non ho tecniche a parte quelle legate alla lingua e alla sua grammatica.

sabato 3 settembre 2011

Perché una donna dovrebbe farsi bella per il suo aguzzino, colui che la maltratta e picchia?

Dal Blog "Un altro genere di comunicazione"


Cosa vi viene in mente osservando l’immagine che vi posto di seguito?

Logicamente la prima cosa che notiamo è questa ragazza vestita in modo molto elegante con una bellissima pettinatura un po’ stravagante e con un occhio tumefatto.
 Una ragazza che a quanto pare ha subito violenza, quindi la prima cosa che pensiamo è :  sarà una campagna contro la violenza sulle donne? Assolutamente no.
 Dietro di lei c’è un uomo, anche lui vestito in modo elegantissimo, in piedi davanti alla sua donna, quasi in modo cavalleresco con in mano una collana, quindi secondo pensiero che ci passa nella mente è : sarà l’ennesimo genio che non sapendo come pubblicizzare i suoi ori ha ben pensato di speculare su un argomento grave come la violenza sulle donne!? Purtroppo non è neanche questo.
 Quest’immagine appartiene al “Fluid Hair Salon”- un salone di bellezza di Edmonton (Alberta) una località del Canada, lo slogan di questa pubblicità dice “ Look good in all you do” in italiano  “Appari al meglio, qualsiasi cosa ti succeda” .
Ora, sinceramente trovo davvero poche o forse troppe parole da esprimere a chi ha pensato di creare una pubblicità shock su un tema così scottante per il solito sporco marketing, ci sono delle domande però a cui non riesco a darmi alcuna risposta.
Perché una donna dovrebbe farsi bella per il suo aguzzino, colui che la maltratta e picchia? Cosa vuole comunicarci quest’immagine? Fatevi belle per lui nonostante sia un essere orribile e violento? O semplicemente vuole comunicare che dobbiamo preoccuparci del nostro aspetto anche vivendo situazioni così brutte? Hanno minimamente idea di cosa significhi subire violenza nelle mura domestiche?   Fino a che punto può spingersi la voglia di pubblicizzare e fare soldi speculando su tragedie simili che accadono ahimè in tantissime case?
A quanto pare però chi ha creato quest’immagine è una donna, una certa Sarah Cameron che dopo la marea di critiche ricevute risponde :
“Sono tutti cosi’ suscettibili. Chiunque puo’ avere opinione ma noi non volevamo attaccare nessuno. E’ necessario interpretare la pubblicita’ in modo artistico, se qualcuno si e’ sentito offeso leggendone un abuso allora gli chiediamo scusa”.
E’ necessario interpretare questa pubblicità in modo artistico? Quale sarebbe per la signora Cameron l’arte? L’arte di picchiare o essere picchiata?Per lei questa è arte, per noi invece è solo un mucchio di spazzatura, è solo l’ennesimo modo spregevole di pubblicizzare e fare soldi sul corpo di chi subisce quotidianamente percosse e violenze nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro al mondo  -ovvero la casa- e dalla persona che invece più al mondo dovrebbe rispettarci e starci accanto.
Ma questa non è l’unica immagine di questo salone, sono riuscita grazie alle continue segnalazioni che voi carissim* lettori e lettrici ci fate ogni giorno a recuperare altre immagini, guardate qui.

Una donna, a quanto pare scampata a un terribile incidente, piena di sangue e ferite ma con completino intimo, trucco e parrucco perfetti, quest’immagine non è meno vergognosa della prima. Una donna che ha appena rischiato di morire invece di essere sotto shock ed essere preoccupata per la sua incolumità fisica per quello che ha appena passato, deve preoccuparsi di avere i capelli e il trucco perfettamente in ordine e chic!? Beh si  stiamo al limite della follia!
Guardate quest’altra.

E qui parte il classico stereotipo della lavoratrice sexy, una sexy operaia con tuta sbottonata e capelli con una pettinatura fantastica, ottima presa per i fondelli per chi fa sul serio l’operaia e per le donne in generale, che vengono viste sempre e comunque come un oggetto sessuale.
Care operaie, mi raccomando seppur il vostro lavoro sia logorante e pericoloso non presentatevi sul posto di lavoro se non avete messa in piega perfetta e bikini fashion che spunta dalla cerniera  della vostra pesante tuta inzuppata di sacrifici e fatica!
Purtroppo devo ammettere che il fatto che queste immagini siano state create da una donna mi preoccupa ancora di più, perché da qui capiamo quanto i retaggi maschilisti siano stati inculcati a volte in modo davvero spaventoso anche nelle donne.
Una donna che crea un’immagine del genere per fare marketing, non preoccupandosi che un’ altra donna quell’occhio nero l’abbia subito sul serio, e che anzi le suggersisce di farsi bella per il suo compagno violento, a mio parere è un dato che dovrebbe farci preoccupare sul serio e dovrebbe spingerci a rimboccarci le maniche e ricreare insieme (uomini e donne) una società un po’ più sana.
(Fonti : Qui e qui ).

lunedì 22 agosto 2011

l'inizio di qualcosa?

Vorrei tanto che la guiornata di ieri non restasse nella miia memoria, come la giornata di "quando è successo". Perchè non può essere soltanto e semplicemente l'inizio di qualcosa?

mercoledì 17 agosto 2011

IThaca...any journey is a pligrimage.

ITHACA
As you set out for Ithaca
hope your road is a long one,
full of adventure, full of discovery.
Laistrygonians, Cyclops,
angry Poseidon – don’t be afraid of them:
you’ ll never find things like that on your way
as long as you keep your thoughts raised high,
as long as a rare excitement
stirs your spirit and your body.
Laistrygonians, Cyclops,
wild Poseidon – you won’t encounter them
unless you bring them along inside your soul,
unless your soul sets them up in front of you.
Hope your road is a long one.
May there be many summer mornings when,
with what pleasure, what joy,
you enter harbours you’re seeing for the first time;
may you stop at Phoenician trading stations
to buy fine things,
mother of pearl and coral, amber and ebony,
sensual perfume of every kind -
as many sensual perfumes as you can;
and may you visit many Egyptian cities
to learn and go on learning from their scholars.
Keep Ithaca always in your mind.
Arriving there is what you’re destined for.
But don’t hurry the journey at all.
Better if it lasts for years,
so you’re old by the time you reach the island,
wealthy with all you’ve gained on the way,
not expecting Ithaca to make you rich.
Ithaca gave you the marvelous journey.
Without her you wouldn’t have set out.
She has nothing left to give you now.
And if you find her poor, Ithaca won’t have fooled you.
Wise as you will have become, so full of experience,
and this is the meaning of Ithaca.
Author : Konstantinos Petrou Kavafis


sabato 13 agosto 2011

L'estate fragile di Lorella Zanardo

Dal Blog di Lorella Zanardo: Il Corpo delle donne. ...


L’estate fragile

IMG_2494I vecchi di tutto il mondo si assomigliano, per nostra grande fortuna. Seduta nel piccolo caffe di questo sperdutissimo villaggio del nostro mediterraneo, osservo, non vista, un uomo anziano sotto un pergolato d'uva. Da più di mezz'ora sta immobile, un bastone semplice tra le mani, vestito così come hanno vestito per secoli i nostri vecchi dalla Sicilia alla Grecia. Tutt'intorno è un brulichio di persone che vanno e vengono dal locale, che parlano, si salutano, scherzano. Lui sta.
Guarda, non noi, direi, guarda un punto che parrebbe lontano, ma più probabilmente è il filo di un ricordo che sta seguendo. Sta e guarda come ha visto fare a suo padre probabilmente, a suo nonno e ai molti altri che lo hanno preceduto.
Qui non arrivano i giornali ma internet sì, e non ho ancora capito se è una forma di evoluzione o no.
La borse europee crollano, ho così la possibilità di leggere, i Governi, e non solo il nostro Governo, non sanno cosa fare: qualcuno azzarda licenziamenti, tagli, idioti accorpamenti di giorni festivi: come se bastasse, come se qualcuno ci credesse che basterà mettere insieme il 2 giugno e l'immacolata per salvarci da un crollo che è di un sistema, e che noi siamo impreparati ad affrontare. Basterebbe dire:” Non sappiamo cosa fare, dobbiamo prendere tempo, siamo ad un punto di svolta epocale e non abbiamo gli strumenti. O forse li potremmo avere, ma sarebbero impopolari e forse perderemmo il vostro consenso e dunque i vostri voti, e dunque i nostri privilegi, e dunque i nostri tanti soldi, le barche le case, i figli grassi di certezze, nessun dubbio mai a scalfirci quelle che una volta si chiamavano coscienze.”
E così per salvare il culo al caldo di pochi milioni di persone nel mondo, il mondo va a rotoli. Ed è chiaro che quando tutto crollerà, anche i pochi col culo al caldo avranno da affrontare le loro belle difficoltà. Non ho mai riso tanto come quando visitai un paio di anni fa un'amica nella sua casa svizzera: dalla taverna entrammo nella cantina dove teneva i vini; mi stupii che ci si accedesse attraverso una porta enorme pesantissima che mi ricordò quella delle banche: era il rifugio antiatomico, l'amica mi spiegò, che tutti possiedono ma che dopo anni di inutilizzo i cittadini svizzeri hanno destinato a scopi piu utili: che te ne fai del rifugio antiatomico,pensai, se quando esci il mondo non dovesse esistere più?
Il mondo dominato dall'idiozia.
E intanto il vecchio sta, guarda e sta.
Io un po' di ansia ce l'ho. Non per me, e nemmeno per i miei figli.
Ansia per non avere saputo fare meglio.
Meno male che c'è questo vecchio, grazie a Dio che lui c'è, sembra così fermo e la sua immobilità mi fa sperare che non tutto crollerà, che qualche speranza c'è, che lui sa qualcosa della vita, la vita  che continua comunque, qualcosa che io forse non sono stata ancora capace di imparare da mio padre, che è un vecchio meravigliosamente come questo che ho qui oggi, davanti a me.

 http://www.ilcorpodelledonne.net/?p=6569

venerdì 12 agosto 2011

Lettera di uno stupratore pentito

Riporto il post tratto dal blog Femminismo a Sud, a Nord e pure al Centro

Care Sorelle,
grazie al vostro blog mi sono pentito di aver stuprato. 


Non una volta sola, tante. Non ho nessuna scusa per le mie azioni: avevo subito il lavaggio del cervello dalla cultura patriarcale dello stupro, ed il vostro blog femminista mi ha aperto la mente. Grazie al vostro blog, mentre stavo stuprando mia moglie ho avuto una crisi morale. Le ho detto di vestirsi, che dovevamo fare un discorso serio. 


La Titti mi ha risposto “non ora, ho ancora voglia di scopare”. 
Ho insistito “è importante”. 
Anche lei insisteva: “dai, prima finisci di scoparmi”. 
Rispondo: “no, non posso prima finire di stupraaaaaa.....” . 
Non mi riusciva dire quella parola. 
Dice: “ho capito, hai bisogno che te lo faccia rizzare con un pom...”. 
“No, cara, c'è qualcosa che devi sapere, ed è una cosa seria”.


Si è vestita e siamo scesi a parlare: 
“Non avevo capito quello che stavo facendo mentre lo facevo, fino a quando ho letto questo sito di pensieri femministi”. 
“Che minchiata è? Sei ubriaco? Dai, torniamo a letto e fai l'uomo”. 
“È esattamente quello che voglio fare ora. Titti, voglio dirti che mi sento un verme, vorrei morire per averti stuprata”. L'onestà delle mie parole pulsava elettricamente attraverso i circuiti celebrali della mia dolce metà.


“Cosa? Quando mi hai stuprata?” 
“Ogni volta. È sempre stato stupro, e ora che lo ho capito voglio fermarmi”. 
“Non mi hai stuprata”. 
“Sì, lo ho fatto”. 
“Penso che me ne sarei accorta, se mi avessi stuprata”. 
“No, non funziona in questo modo. Leggi cosa scrivono grandi femministe come la Dworkin e la Kinnon: 
Il matrimonio è un’istituzione che si è sviluppata dalla pratica dello stupro. 
Qualsiasi rapporto sessuale è un atto di violenza perpetrato contro una donna.
Sotto il patriarcato il sesso consensuale fra uomini e donne non esiste. Sotto il patriarcato, la nozione di consenso è, per le donne, non sostanziale, una finzione, una disperata fantasia inventata per oscurare la natura della donna come classe sessuale. La vera natura del nostro stato è che siamo imprigionate in un continuum di stupri


“Vedi, il patriarcato ti ha levato il tuo diritto ad essere consenziente, e mi sento molto dispiaciuto, molto dispiaciuto, molto dispiaciuto”. Mentre parlavo, gesticolavo indicando le malvagie luci del patriarcato ed i palazzi lontani, per aiutarla a capire il femminismo. 


“Hai preso qualche fungo allucinogeno senza dirmelo?” 
“No”. Le spiegai del continuum di stupri.
“In questo caso, torniamo a letto che ho voglia di venire stuprata”. 
“Cara, questa è una cosa orribile da dire... (bisbigliai) ...cosa penserebbero le femministe, se ti sentissero”. 
“Me ne fotto. Ho voglia di scopare”. 
“Povera cara, il patriarcato ti ha fatto il lavaggio il cervello. Non posso continuate a fare l'amore con te, voglio redimermi e diventare un essere umano decente. Domani mattina ho appuntamento per l'operazione al Collettivo Maschile Femminista per l'AutoCastrazione”.
La Titti si mise a piangere: poverina, iniziava a capire l'oppressione patriarcale subita.






L'indomani, quando rientrai a casa, trovai la polizia. Mia moglie mi disse di essere andata a vedere cosa era questo femminismo, e che le avevano fatto un certificato con 12 giorni di prognosi. Una donna bassa e grassa la interruppe:


“Signora, lasci parlare me. Sono Vajassa Faldocci, avvocata divorzista. Rappresento sua moglie. La signora è disposta a ritirare la denuncia di violenza domestica, se lei firma una separazione consensuale. Alla signora vanno la casa, il conto in banca, la macchina, i figli, e 2000€ di mantenimento mensile”. 


Dissi che non capivo, ma volevano arrestarmi, così firmai la consensuale.


Chiedendo l'elemosina riesco a pagare il mantenimento. Vedo i miei figli il giovedì dalle 18 alle 19, ma spesso la mia cara ex-moglie mi dice che sono malati, vivo sotto un ponte e mangio alla Caritas. Una associazione di padri separati mi ha offerto una stanza, ma ho rifiutato perché ho letto sul vostro blog che si tratta di una organizzazione del patriarcato. 


E io sono felice di essere femminista

martedì 19 luglio 2011

A Parma la gente protesta davanti al Comune...


Sembra incredile. Rompiamo il silenzio della stampa nazionale su ciò che sta succedendo a Parma.
Diffondiamo!

venerdì 15 luglio 2011

"Quello che non si sa sul fascismo antislavo"

Carissimi.
Oggi vi segnalo un articolo molto interessante, apparso ieri sull'Unità e firmato Boris Pahor.
Pahor parla di un pezzo di storia, spesso sconosciuto anche dagli stessi triestini.

"Quello che non si sa sul fascismo antislavo"

giovedì 14 luglio 2011

Ritrovare la bellezza delle cose attraverso le pagine della Marguerite

E stata la prima donna eletta alla adémie française. Nel 1980, per la cronaca. Dopo anni di battaglia.
Una donna colta, una bravvissima saggista e docente, una scrittrice di successo Marguerite Cleenewerck de Crayencour, meglio conosciuta come Marguerite Yourcenar.

Una delle mie prime grandi scoperte, uno di quei romanzi fondamentali per la mia crescita. Ho ripreso in mano Alexis (http://it.wikipedia.org/wiki/Alexis_o_il_trattato_della_lotta_vana) .Una scrittura elegante e colta. Di questi tempi ne abbiamo proprio bisogno.


lunedì 11 luglio 2011

Oggi sono nostalgica...

In compagnia di una playlist fatta ad hoc per momenti come questi (vedi http://www.stereomood.com/mood/nostalgic) cerco disperatamente di concludere qualcosa in questo afoso lunedì pomeriggio. I bimbi sono tutti sistemati, almeno fino ad agosto.
Ora posso sfoggiare un abbigliamento più estivo.

Eppure in questi giorni... che vi posso dire...  momenti strani, in cui mi lascio andare a un interminabile elenco di cose e persone che non appartengono più al mio presente. O che dire dei flash backs che si susseguono senza logica apparente...

Scacciamo la nostalgia con qualcosa di allegro e neutrale? Lui è un genio! Credetemi. :-)


venerdì 8 luglio 2011

lunedì 4 luglio 2011

Il sapore amaro delle lettere mai spedite

E da un pò di giorni che, presa da attacchi di malinconia cronica, dedico qualche ora della giornata a rispolverare gli ultimi anni: la mia camera da letto è peggio di un campo di concentramento e c'è bisogno di buttare via qualcosa.
Biglietti, appunti, tovaglioli, libri, poesie, bozze di racconti e poesie regalata, biglietti teatrali, cartine di città visitate e tanto altro ancora riempiono la mia stanza e necessitano di essere sistemate.

Poi, nel mio caso, ci sono le lettere non spedite, una in particolare, 2007, più volte scritta e riveduta e mai spedita. Quando me la son trovata fra le mani, per un attimo ho quasi pensato di provarci di nuovo. Perchè no, mi sono detta. Non si dice sempre Meglio tardi che mai?
Lo si dice, ma poi  non lo si mette in pratica, perchè a volte è davvero troppo tardi. Le parole hanno un certo valore quando le pronunci o scrivi. Poi quel valor lo perdono per forza di cose.
Diventano piacevoli e spiacevoli ricordi da ripercorrere. 

L'altro giorno, mentre mi trovavo in libreria antiquaria la mia attenzione è stata attirata da un scatolone pieno di vecchie lettere, buste, documenti, biglietti da visita, libretto universitario del 1939 e cartoline. A prima vista sembrava la storia di una famiglia più o meno dagli anni 40 fino agli anni 60. D'impulso chiesi alla commessa se potevo acquistare tutta la scatola, a prezzo ridotto ovviamente. Ma lei, come immaginavo, mi ha risposto che vendeva pezzo per pezzo. Ok, ho pensato, peggio per te. Adesso mi piazzo qui dentro e setaccio la scatola fino in fondo. Nel frattempo la voglia di spendere una fortuna per portarmi via quel scatolone si faceva sempre più forte e intensa....

Come andò a finire? Non resistetti. 
Acquistai una busta (2 euri, semo mati!!) con all'interno una lettera, scritta con una calligrafia  che sogno di avere, nel 1951 da L., una donna di fiume al suo amico di Trieste. Grandi amici, amanti, molto intimi... lo si deduce dal tono delle parole di lei.  Leggendola ho riprovato quel piacere che solo le lettere, scritte rigorosammente a mano, sanno dare.

Scriverne e riceverne... oggi non si fa più, o meglio lo si fa raramente. Peccato. Sono convinta sia una gran perdita: l'odore della carta, la carta colorata, il colore dell'inchiostro, la calligrafia, gli scarabocchi. Cose che voi nati con le e-mail non potrete mai capire...

mercoledì 29 giugno 2011

Consigli di lettura: Ogni giorno ogni ora di Natasa Dragnic

Non è una sviolinata stonata, come la concepirebbe Federico Moccia, ma piuttosto una melodia che ricorda le onde del mare.  Un poema sull'amore e dell'amore autentico e mai banale, da leggere tutto d'un fiato.
Lasciatevi cullare dalle pagine della Dragnic.  Può darsi che  ricorderete qualcosa che avete vissuto, ma avete perso, oppure desiderete qualcosa che non siete stati in gradi trovare.

Qui tutte le recensioni scritte fino ad oggi: http://www.ognigiornoogniora.it/recensioni.html

domenica 19 giugno 2011

" Prova a parlare meno in italiano a casa. Vedrai come lo impari lo sloveno..."


            Quant'è bello il bilinguismo. Quante opportunità sta creando ai nostri piccoli e meno piccoli triestini... sì, anche l'opportunità di andare a fare la "magnada in Jugo" e di ordinare da mangiare in sloveno. Di certo non una cosa da poco. C'è da dire che molto spesso piace "sputtanare" il vicino di casa e poi si è primi ad emigrare per fare la spesa, il pieno di benzina, un taglio di capelli o semplicemente una vacanza low cost.(poi possiamo discutere sul fatto che ultimamente anche in queste zone i prezzi siano rincarati).
         Fortunatamente sapere una lingua vuol dire molto più di questo. Vuol dire o vorrebbe dire far propria una cultura altra e integrarla con quella natia. Vuol dire imparare una terza, una quarta, e perchè no, anche impara una quinta lingua, magari orientale. Vuol dire avere più possibilità lavorative. Ma soprattutto vuol dire essere capaci di una certa apertura mentale e culturale.
       Okay, ora basta. Non prendiamoci in giro. Non raccontiamoci la favola dell'orso, tanto nessuno ci crede. Il bilinguismo a Trieste è ancora qualcosa di "sconosciuto", qualcosa che viene studiato a livello teorico e universitario (leggetevi il manualetto della Pertot e capirete perchè "teorico"). Non ci sono libri di testo, manuali didattici per gli insegnanti sloveni dei bambini, per i quali lo sloveno è l2, lingua seconda, lingua appresa dopo il loro inserimento nel sistema scolastico, quindi a tre o a sei anni.
Nessun libro, nessun aiuto. Gli/le insegnanti delle scuole con lingua d'insegnamento slovena sono spesso abbandonati a loro stessi. Lo stesso capita ai colleghi delle scuole italiane, i quali si devono confrontare con bambini cinesi, albanesi, croati, senegalesi e simili. Ma questa è un'altra storia.
Ad un tratto però avviene il miracolo. La prima parola slovena, le prime frasi semplici e poi via, avanti verso la scoperta di una cultura e di una lingua meravigliosa, la lingua del duale, la lingua di Preseren e di Kosovel, la lingua con un solo dizionario. 
Se durante questo percorso incontri le persone sbagliate, le cose possono prendere una brutta piega. Se a un tredicenne che ha difficoltà con lo sloveno, consigli di provare a "parlare un pò meno in italiano a casa", allora c'è un problema culturale di fondo. Ottieni solo l'effetto contrario. Lo so. L'ho visto.
Diamoci da fare, cari insegnanti. Dimostriamo che si può imparare lo sloveno senza rinunciare alla propria lingua madre, senza rinunciare a ciò che si è, ma arricchendosi. Diamo un'occhiata in giro e alle altre esperienze bilinguiste in Europa. Leggiamo i loro testi. Andiamo a vedere come lavorano e come si formano. Non chiudiamoci nel nostro bel "ghetto triestino", convinti che  l'importante sia arrivare in cima, senza bisogno di guardarci intorno. Fermiamoci ogni tanto. Facciamo qualche piccola deviaizone, prima di proseguire.

Notte prima degli esami

Notti passate a chiacchierare, a bere e forse a tentare di studiare. Notti passate a chiedermi come sarebbe stato il mio futuro da lì a qualche mese. Era il 2006 e l'Italia stava per vincere il mondiale, dopo un sogno che durava ben 24 anni.


Puntavo sul fatto di cercare di convincermi e convincere che ero preparata, anche se obiettivamente non lo ero. Sapendo scrivere, fu un obiettivo che alla maturità raggiunsi sin troppo facilmente, eccezion fatta per matematica.
Ecco come sono riuscita a strappare un bel  92/100, che non mi è stato utile in alcun modo.
Fregatevene del voto, a meno che non siate sicuri di portarvi a casa più di 95/100. :-)

Tanta ansia, ma soprattutto tanta malinconia per un periodo che sta per fiinire, insieme all'inizio di qualcosa di nuovo.
In bocca al lupo! E mettetecela tutta! :-*

venerdì 17 giugno 2011

domenica 12 giugno 2011

Memories...

Dopo tanti post seri e polemici... relax.
Ora ci sono le ultime cose con l'università e il sole!!

Buon inizio di stagione estiva a tutti!


giovedì 9 giugno 2011

vabbè... ora sputo il rospo!

Lo so. Sono passate quasi due settimane dallla fine della campagna elettorale. Silenzio. Nessun commento da parte mia. Fino a qualche settimana fa esisteva un blog che aggiornavo periodicamente e che riguardava la mia candidatura al comune e alla circoscrizione. Ora non esiste più.
Il motivo?
Intanto essere fidanzati con un ingegnere che di privacy su internet ne sa più di te e che di conseguenza ti elenca i pericoli del web, di certo non aiuta. E poi..  finita la campagna elettorale, morto il blog. Punto.

Sono stati due mesi molto intensi. Sono stati due mesi in cui ho sognato e ho conosciuto persone stupende. Arrivati in cima alla montagna... la vittoria. Bella, splendida, assaporata fino in fondo. Il centrosinistra ritornava al comune e veniva riconfermato in provincia, ma questa volta compatto e unito. Uomini e donne, giovani e meno giovani, ognuno di noi aveva contribuito affinchè ciò accadesse. Forte l'entusiasmo, ma ancora più forte la voglia di cambiare e di voltare pagina.

Non per ultimo Trieste Cambia: una nuova realtà nella politica triestina. Una realtà composta da  diverse persone con l'obiettivo comune di contribuire al cambiamento della città.

Oltre ai sogni c'è anche la realtà. La realtà è che continuamo a vivere in uno stato democratico, il quale tanto democratico poi non è.
Le donne rappresentano più della metà dei residenti nel mio comune e nella mia provincia. Eppure ecco il colore del neo consiglio comunale e dei neo consigli comunali. I dati sono stati raccolti da Paola Marchetta, che afferma: "la mancanza di presenza paritaria delle donne ai vari livelli delle istituzioni risulta effettivamente correlata alla povertà di candidature nelle liste; inoltre, esistono anche anche altri fattori negativi, che concorrono all’abbassamento della percentuale delle elette. Qui l'articolo integrale."

In poche parole:
donne elette nelle circoscrizioni: 18%
donne elette nel comune: 20%
donne elette nella provincia: 38%



Care donne, cari uomini!  Che effetto vi fanno questi dati? (Li ho messi in grassetto, per agevolarvi :-) )
Per quanto mi riguarda, li trovo preoccupanti. E se non vi lasciano indifferenti, sappiate che altrove non è così.
Lo dicono i dati. Dove ci sono più donne, ci sono migliori politiche sociali, maggiore attenzione per le strategie di conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di cura. Altrove (non in Italia) gli uomini si sono resi conto che incoraggiando le donne ad entrare in politica, a ricoprire ruoli importanti nei cda o presso gli enti pubblici, si raggiunge il benessere sociale ed economico.
Un esempio? Più asili, più doposcuola: maggiori possibilità che le donne rientrino nel mondo del lavoro dopo il parto.

E poi... lo sapete a che ora si riuniscono i consigli provinciali? Alle otto di sera, più o meno. A quell'ora però ci sono i figli da andare a prendere dopo l'allenamento o da assistere nei compiti di scuola, la cena da preparare, i panni da stirare e cose simili.

Inutile: credo che la presenza delle donne nei consigli comuali aumenterà, solamente quando avremo il dono di essere presenti contemporaneamente in due posti diversi. :-D

sempre le ultime noi italiane...

Così scrive Lorella Zanardo nel suo blog. Parole che mi fanno riflettere in questo periodo di post elezioni, quanto tutto sembra essere tornato alla normalità e quasi niente sembra essere cambiato. Non solo in politica.



“Sputiamo su Hegel l’ho scritto perché ero rimasta molto turbata constatando che quasi la totalità delle femministe italiane dava più credito alla lotta di classe che alla loro stessa oppressione”, così scrive Carla Lonzi nel 1970, in quello che diventò un libro culto per le donne di quella generazione.
       Avrei potuto scrivere questa frase io, pensavo qualche giorno fa, 41 anni dopo la pubblicazione da parte della piccola casa editrice Rivolta Femminile. 41 anni dopo, una vita fa. Carla Lonzi, trasgressiva critica d’arte, è morta giovane, purtroppo da tempo. Mi sono persa a pensare cosa proverebbe se fosse viva oggi, considerando che la ragione per cui scrisse il suo libro resta prepotentemente attuale.
     Scrive Lonzi: Prendendo coscienza dei condizionamenti culturali, di quelli che non sappiamo , non immaginiamo neppure di avere, potremmo scoprire qualcosa di essenziale , qualcosa che cambia tutto, il senso di noi, dei rapporti, della vita… 41 anni dopo so oggi con certezza che questa presa di coscienza non è ancora avvenuta. Concentrate sull’abbattere vecchi condizionamenti culturali, non ci siamo accorte che altrettanti erano in arrivo, diversi, anche più potenti, perché utilizzavano strumenti di diffusione e convincimento più forti.

Ma nel dare più credito alla lotta di classe che alla loro stessa oppressione, le donne di 41 anni fa nascondevano così come molte donne oggi, la paura di perdere lo sguardo di approvazione maschile, del compagno di lotta o di letto che fosse.


Paura che è rimasta inalterata se non rafforzata. Paura di essere prima di tutto donne.



       Che noia mortale leggere le ennesime classifiche che ci vedono sempre più giù nella classifica del gender gap e in mille altri indici. Che umiliazione leggere che anche il NYT oltre a Newsweek e a Huffington Post e a cento altri hanno ormai direttrici donne. Che invidia verso la Germania quando vediamo Angela Merkel trionfare sulla copertina di Newsweek di questa settimana: Wunder Merkel ed infatti è meraviglioso vedere Obama e Michelle che attendono ossequiosi la donna più capace e potente d’Europa, che arriva sì in splendida mise elegantissima ma da cui riesce a non farsi condizionare: ed è infatti lei che decide con uno sguardo, guardate il video, quando è il momento di dire basta ai fotografi e cominciare il lavoro.


   Sempre le ultime invece noi italiane. Mi chiamano per propormi di far parte di un gruppo di lavoro, l’ennesimo (!) che raccoglierà le immagini lesive della nostra dignità dai media: così tra 4 anni potremo ridire, ribadire, ridenunciare quello che è lì sotto gli occhi già ora!


Siamo impotenti, e almeno diciamolo chiaro.


Abbiamo una paura fottuta, dirlo sarebbe importante, aiuterebbe a fare il punto.


Continuiamo a spostare l’interesse e il focus su temi che ci appaiono più importanti, più degni di attenzione: Santoro se ne va? Forse anche Fazio? Magari anche Floris? Mentana è già andato?


E chissenefrega!



Sputiamo su Hegel!


Carla Lonzi era una donna coraggiosa.


E coraggio significa avere preso coscienza dei condizionamenti culturali, averci lavorato con fatica sangue e sudore, e avere tirato fuori quel qualcosa di essenziale di noi che cambia proprio tutto, che ci racconta di noi da un altro punto di vista, che forse ci spaventa. Ma da lì bisogna passare per andare avanti.


Decisioni importanti stanno per essere prese in molti comuni italiani: indipendentemente dal numero di donne che verranno selezionate, le donne non sono state fautrici di queste scelte: ancora una volta siamo oggetto e non soggetto della scelta. Ancora una volta stiamo alla finestra, aspettando.


E un bell’esame di coscienza, un bell’atto di autocoscienza collettivo e si auspica definitivo, sarebbe oggi opportuno per capire perché molte donne preferiscano dedicare tutta la loro energia a urlare dei “no” di fronte ad una candidatura di una loro simile, invece di pronunciare un “SI” forte e chiaro per promuovere una donna.


Tutte intorno a sbranarci per un osso lucido da tanto è rosicchiato: un poco più in là i soliti noti si stanno spartendo il bottino.


Spiace dire che questa mancanza di coraggio, questa paura di spostarsi di qualche metro e fare i conti con chi il potere lo detiene sul serio, questa guerra tra povere, è un problema che riguarda ormai solo le donne italiane.

martedì 31 maggio 2011

Vittoria!!!

Le vittorie vanno assaporate fino in fondo. Specialmente se arrivano dopo lunghi mesi di lavoro. Il centrosinistra vince a Trieste grazie all'impegno di una coalizione unita, grazie alla spaccatura del centrodestra e forse anche grazie ad un assenteismo, su cui dobbiamo riflettere.

lunedì 18 aprile 2011

The great Gatsby

Gatsby believed in the green light, the orgastic future that year by year recedes before us. It eluded us then, but that's no matter--tomorrow we will run faster, stretch out our arms farther. . . . And one fine morning----
So we beat on, boats against the current, borne back ceaselessly into the past.


lunedì 11 aprile 2011

un nuovo blog...

http://saramatijacic.blogspot.com/ Trieste vuole cambiare...
Ecco  il mio nuovo blog in occasione della campagna ellettorale che mi vede candidata consigliera nelle elezioni comunali di Trieste


Un blog che non sostituirà questo dedicato al caffè, perchè vuole essere semplicemente un diario di bordo, un accompagnatore durante questa mia "avventura" elettorale, ma soprattutto un luogo di confronto e  di discussione. Perciò, fatevi avanti con i commenti. Oppure meglio: se siete nei paraggi di Trieste, sarò molto felice di fare due chiacchiere davanti a una bella tazza di caffè triestino. :-)

Buona lettura!!

martedì 29 marzo 2011

a proposito di politica e di Hikmet

In un momento molto particolare riprendo in mano Hikmet. Poverino, non aveva un rapporto facile con la politica, ma con i versi non se la cavava poi così male.


AUTOBIOGRAFIA (1962)
Sono nato nel 1902
non sono più tornato
nella città natale
non amo i ritorni indietro
quando avevo tre anni
abitavo Alep
con mio nonno pascià
a 19 anni studiavo a Mosca
all'università comunista
a 49 ero a Mosca di nuovo
ospite del comitato centrale
del partito comunista
e dall'età di 14 anni
faccio il poeta
alcuni conoscono bene le varie specie
delle piante altri quelle dei pesci
io conosco le separazioni
alcuni enumerano a memoria i nomi
delle stelle io delle nostalgie
ho dormito in prigioni e anche in alberghi di lusso
ho sofferto la fame compreso lo sciopero della fame
e non c'è quasi pietanza
che non abbia assaggiata
quando avevo trent'anni hanno chiesto
la mia impiccagione
a 48 mi hanno proposto
per la medaglia della Pace
e me l'hanno data
a 36 ho traversato in sei mesi
i quattro metri quadrati
di cemento
della segregazione cellulare
a 59 sono volato
da Praga all'Avana
in diciotto ore
ero di guardia davanti alla bara di Lenin nel '24
e il mausoleo che visito sono i suoi libri
hanno provato a strapparmi dal mio Partito
e non ci sono riusciti
e non sono rimasto schiacciato
sotto gl'idoli crollati
nel 51 con un giovane compagno
ho camminato verso la morte
nel 52 col cuore spaccato ho atteso la morte
per quattro mesi sdraiato sul dorso
sono stato pazzamente geloso delle donne ch'ho amato
non ho invidiato nemmeno Charlot
ho ingannato le mie donne
non ho sparlato degli amici
dietro le loro spalle
ho bevuto ma non sono stato un bevitore
ho sempre guadagnato il mio pane
col sudore della mia fronte
che felicità
mi sono vergognato per gli altri e ho mentito
ho mentito per non far pena agli altri
ma ho anche mentito
senza nessun motivo
ho viaggiato in treno in areoplano in macchina
i più non possono farlo
sono stato all'Opera
i più non ci vanno non sanno
nemmeno che cosa sia
e dal '21 non sono entrato
in certi luoghi frequentati dai più
la moschea la sinagoga la chiesa
il tempio i maghi le fattucchiere
ma mi è capitato
di far leggere la mia sorte
nei fondi di caffè
le mie poesie sono pubblicate
in trenta o quaranta lingue
ma nella mia Turchia
nella mia lingua turca
sono proibite
il cancro non l'ho ancora avuto
non è necessario che l'abbia
non sarò primo ministro
d'altronde non ne ho voglia
anche non ho fatto la guerra
non sono sceso nei ricoveri
nel mezzo della notte
non ho camminato per le vie
sotto gli aerei in picchiata
ma verso i sessant'anni mi sono innamorato
in una parola compagni
anche se oggi a Berlino sono sul punto
di crepare di tristezza
posso dire di aver vissuto
da uomo
e quanto vivrò ancora
e quanto vedrò ancora
chi sa.

presto al via la campagna elettorale per le elezioni amministrative 2011

La campagna elettorale non è ancora iniziata (ufficialmente), ma molte cose stanno succedendo in queste ultime settimane. Vedo persone che hanno voglia di dare un contributo alla nostra bella città. Sento la loro energia e il loro entusiasmo, assieme al mio  e non vedo l'ora di vedere il risultato di questo nostro lavoro.

domenica 27 marzo 2011

Because of these eleven minutes...

Tratto da Undici minuti di Paulo Coelho:

The men she had met since she arrived in Geneva always did everything they could to appear confident, as if they were in perfect control of the world and of their own lives; Maria, however, could see in their eyes that they were afraid of their wife, the feeling of panic that they might not be able to get an erection, that they might not seem manly enough even to the ordinary prostitute whom they were paying for her services. If they went to a shop and didn’t like the shoes they had bought, they would be quite prepared to go back, receipt in hand, and demand a refund. And yet, even though they were paying for some female company, if they didn’t manage to get an erection, they would be too ashamed ever to go back to the same club again because they would assume that all the other women there would know.
‘I’m the one who should feel ashamed for being unable to arouse them, but, no, they always blame themselves.’
To avoid such embarrassments, Maria always tried to put men at their ease, and if someone seemed drunker or more fragile than usual, she would avoid full sex and concentrate instead on caresses and masturbation, which always seemed to please them immensely, absurd though this might seem, since they could perfectly well masturbate on their own.
She had to make sure that they didn’t feel ashamed. These men, so powerful and arrogant at work, constantly having to deal with employees, customers, suppliers, prejudices, secrets, posturings, hypocrisy, fear and oppression, ended their day in a nightclub and they didn’t mind spending three hundred and fifty Swiss francs to stop being themselves for a night.

‘For a night? Now come on, Maria, you’re exaggerating. It’s really only forty-five minutes, and if you allow time for taking off clothes, making some phoney gesture of affection, having a bit of banal conversation and getting dressed again, the amount of time spent actually having sex is about eleven minutes.’
Eleven minutes. The world revolved around something that only took eleven minutes.

And because of those eleven minutes in any one twenty-four-hour day (assuming that they all made love to their wives every day, which is patently absurd and a complete lie) they got married, supported a family, put up with screaming kids, thought up ridiculous excuses to justify getting home late, ogled dozens, if not hundreds of other women with whom they would like to go for a walk around Lake Geneva, bought expensive clothes for themselves and even more expensive clothes for their wives, paid prostitutes to try to give them what they were missing, and thus sustained a vast industry of cosmetics, diet foods, exercise, pornography and power, and yet when they got together with other men, contrary to popular belief, they never talked about women. They talked about jobs, money and sport.
Something was very wrong with civilisation, and it wasn’t the destruction of the Amazon rainforest or the ozone layer, the death of the panda, cigarettes, carcinogenic foodstuffs or prison conditions, as the newspapers would have it.
It was precisely the thing she was working with: sex.

lunedì 21 marzo 2011

brutti scherzi ormonali a primavera...

Maledetti  brutti scherzi ormonali della primavera!
Quando vai a vedere film come Street dance, rischi solo di peggiorare ulteriormente la situazione...
Buona primavera a tutti!!

mercoledì 16 marzo 2011

Riiflessione sulle donne e il risorgimento di Patrizia Caporossi

Per il 150° dell’Unità d’Italia e per far sì che le celebrazioni non siano vuote e formali, bisogna dar seguito, come bene sottolinea il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a riflessioni storiografiche capaci di far rivivere il senso della storia italiana, tenendo conto delle persone in carne e ossa, del loro vissuto, soprattutto quando, come nel caso della partecipazione femminile, è rimasto come silente. La storia degli uomini e delle donne, spesso, è (stata) rinchiusa all’interno di eventi dominanti, presi come tratto oggettivo di tutta un’epoca. In realtà, l’approccio storico non è mai oggettivo di per sé, ma ovviamente esprime uno sguardo e indica una prospettiva. Il criterio per prendere atto dell’intervento delle donne è provocatoriamente proprio quello della soggettività, nel senso di s-coprirne la portata specifica, perché, come nel caso del Risorgimento italiano, è impossibile non registrarne la presenza, così fitta e anche socialmente trasversale: dalle intellettuali alle popolane, dalle borghesi alle operaie, dalle aristocratiche alle contadine. Ma in che modo? Appiattita sullo sfondo o archiviata come eccezione? Evidenzia la studiosa Gianna Pomata che la storia delle donne è, da una parte, una storia di confine e non solo in quanto spesso emarginata dalla storiografia ufficiale, ma, soprattutto, perché, così posizionata, permette paradossalmente una maggiore e profonda visibilità e, dall’altra parte, risulta essere una storia carsica che trova forme proprie, tutte da s-covare, senza farne mai, però, in modo riduttivo, una semplice storia particolare, ridotta magari a marginalità o chiusa e incorniciata in ritagli e medaglioni e, di fatto, contrapposta alla cosiddetta storia generale. Non si tratta, però, di rivendicarne la semplice registrazione come un’aggiunta, ma di coglierne la specificità, proprio per questo suo carattere carsico e di confine, offre la possibilità di mostrare ciò che è sottaciuto e di entrare così in ogni piano storico: da quello sociale a quello economico, al piano politico. Ora, questa lettura della storia è stata resa possibile nella contemporaneità, anche grazie ai Women’s studies, quale uno degli esiti più fecondi del Movimento delle Donne del 900. Nel senso che, quando un tale soggetto politico entra nella storia, si apre un mondo e, rendendo possibile la visibilità del corpo femminile, apre scenari e nuove geografie, rinnovando le stesse modalità della ricerca storica, attraverso, per esempio, l’uso di altre e/o nuove fonti, dai diari alle lettere, al vestiario. Da tale risorgenza soggettiva, scrive la storica Anna Rossi-Doria, si può delineare con chiarezza, in senso politico, la parabola di un lungo risorgimento delle donne: dal settembre 1791 al giugno 1946. E’ una datazione ben precisa che segna di sé la stessa modernità occidentale, espressa con la nozione privato/pubblico: dalla Dichiarazione del Diritti della Donna e della Cittadina di Olympe de Gouges al voto delle donne italiane. Il Risorgimento segna in Italia così quel passaggio e quel nodo politico, formativo dell’habitus nazionale, di cui poi la Resistenza al Nazifascismo esprimerà una nuova risorgenza costitutiva in tutti i sensi. Per questo le azioni, gli atti, le prese di posizione assumono un grande valore simbolico proprio sulla linea della modernità costituente. Dai cahiers de doleances ai salotti, ai circoli femminili e ai Comitati pro voto: una storia fitta che dilaga come una piena imprevista. L’invisibilità ufficiale è proprio nel non riconoscimento, delineando tutt’al più stereotipi (dalle filantrope alle artiste) che fanno scomparire, di fatto, nei documenti scritti, l’agire femminile. Il percorso emancipazionista (prima di sfociare nel processo di liberazione del secondo 900) passa attraverso le carbonare (dette “le giardiniere”), le mazziniane, le garibaldine attraverso azioni individuali, spesso quest’ultime accanto alle imprese degli eroi, ma anche attraverso azioni collettive, più proprie e autonome (dai comitati ai battaglioni femminili, alle scuole di mutuo soccorso). Una divisione dei ruoli, spesso riperpetuata come naturale, che mostra, però, la condizione storica della donna: dal diritto di famiglia patriarcale, ribadito dal Codice napoleonico (bisognerà in Italia aspettare il 1975 per il nuovo diritto di famiglia) a una certa mistica della femminilità, essenzialmente di servizio, come poi Mussolini riprenderà con le sue famose tre “M”: Moglie Madre Massaia. In realtà, la rottura si compie e da quel crinale le donne non solo emergono e si mostrano nella modernità, ma la segnano con la propria coscienza di sé, avviandone il cammino e lanciando così un testimone che arriva fino ai giorni nostri rispetto proprio alla dignità della donna in quanto persona. Da qui si può, allora, (ri)avviare la narrazione storica con nomi e cognomi.

Patrizia Caporossi
Filosofa e Storica delle Donne
Docente al Liceo “Rinaldini”