lunedì 29 novembre 2010

Donne e politica...

Tratto da Repubblica:

"Le italiane", 15 ritratti di donne
l'altra faccia della storia patria

Ideato da Annamaria Barbato Ricci, il libro propone le biografie di figure femminili che hanno attraversato gli ultimi 150 anni del nostro Paese. I proventi saranno devoluti al Telefono rosa

di SILVANA MAZZOCCHI Curato da Telefono rosa e ideato da Annamaria Barbato Ricci è arrivato in libreria Le Italiane (Castelvecchi editore) contributo al femminile per i 150 anni dell'Unità d'Italia: quindici ritratti di donne che, nel tempo, hanno lasciato la loro impronta nei campi della politica, della cultura e delle scienze. ScrittI da autrici da sempre attente ai saperi delle donne tra cui Sandra Artom, Marta Aiò, Brunella Schisa, Danila Comastri Montanari, giornaliste come Laura Delli Colli e specialiste come Maria Rita Parsi. I proventi del libro, già un successo grazie al porta a porta messo in moto dalle lettrici, saranno devoluti al Telefono rosa, l'Associazione che da oltre vent'anni si dedica all'assistenza delle donne che subiscono ogni genere di soprusi e che, per Le Italiane, ha raccontato il capitolo dedicato alle 21 protagoniste della Costituente nel 1947. Iniziativa che cade in contemporanea con la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, fenomeno in costante aumento nel nostro Paese.

Ed è bello poter rivolgere lo sguardo al valore delle donne e a quelle figure che hanno attraversato la storia d'Itaia segnandone le tappe, e trovare, nella biografia di ognuna di loro, dettagli inediti e nuovi spunti di costruttiva riflessione. Un elenco necessariamente limitato nel numero di donne coraggiose, anticonformiste e determinate, in rappresentanza dei moltissimi talenti femminili di ieri e di oggi rimasti nel silenzio o mai abbastanza valorizzati.

La galleria parte da lontano: dalla vita straordinaria di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, nata nel 1808, giornalista, viaggiatrice e femminista della prima ora, oltre che paladina del progressismo e dell'unità nazionale. E prosegue, lungo i decenni, con le forti personalità di Matilde Serao, che a cavallo del Novecento creò e diresse periodici e quotidiani; Grazia Deledda, Premio Nobel per la letteratura nel 1927; Maria Montessori, la scienziata che mise il bambino al centro di una scuola nuova la cui validità non è mai tramontata. E con Tina Anselmi, Nilde Jotti, Rita Levi Montalcini. Fino ai nostri giorni con Sara Simeoni, stella dell'atletica, o con l'economista di fama Fiorella Kostoris.

Testimoni d'eccellenza che scandiscono un secolo e mezzo di emancipazione femminile, donne di straordinaria intelligenza e determinazione, certo eccezionali, ma che sono anche il simbolo dell'impegno costante e comune delle tantissime donne che, nel tempo, hanno percorso quel lungo cammino verso l'autonomia di genere non ancora completato. A testimonianza di una realtà che, oggi più di ieri, smentisce gli stereotipi correnti che vorrebbero le donne appiattite sulla loro immagine, piuttosto che sulla loro mente.
 
Annamaria Barbato Ricci, Le Italiane ha preso vita da una sua iniziativa, come le è venuta l'idea?

"Come per tanti libri, c'è una causa remota e ce n'è una prossima. Quella remota: un film di un insolito Dario Argento, dedicato alle 5 giornate di Milano, visto durante l'adolescenza. Il personaggio della cosiddetta "contessa", interpretato da Marilù Tolo, sembrava ispirato alla Principessa Cristina di Belgiojoso. Con la differenza che, mentre nella finzione la nobildonna incoraggiava i rivoltosi concedendo loro le sue grazie stile catena di montaggio, nella realtà la Belgiojoso appoggiò i rivoluzionari sacrificandosi in prima persona e rischiando vita e patrimonio. Il fatto all'epoca m'indignò e ho covato l'idea del riscatto per oltre 37 anni, notando, inoltre, che nei libri di storia, a cominciare da quelli scolastici, i nomi femminili sono assai rari. La causa prossima: le celebrazioni dei 150 anni. Le ho immaginate - come immancabilmente saranno - fitte di Padri della Patria, un'Italia nata per partenogenesi. Eh no, mi sono detta: diamo spazio all'eccellenza femminile di questo secolo e mezzo, sia sul versante dei personaggi scelti, sia al talento delle autrici, sia, ancora, alla capacità di sostenere le donne nei momenti drammatici della loro vita, espressa nel concreto, da 20 anni a questa parte, da Telefono Rosa. Quando l'editore diede il via libera alla mia idea, mi venne in mente questa  Associazione, perché da sempre ne ammiro l'attività a sostegno delle donne più sfortunate".

In 150 anni le donne hanno fatto un cammino straordinario, eppure moltissimo resta ancora da fare.
"Certo, 150 anni fa, chi studiava ambendo a qualcosa in più del ruolo di angelo del focolare era una mosca bianca. Per lo più, si trattava di figure femminili con solidi patrimoni alle spalle, e anche così occorreva lottare e farsi scudo contro le incomprensioni della società. Non pensiamo, però, che oggi la situazione sia migliorata più di tanto. Malgrado le donne abbiano fatto molta strada e siano brillanti a scuola e sul lavoro, rimane un illogico gap, basato su un arroccamento al maschile. La testa delle donne fa paura agli uomini, che, per difendersene, le incatenano all'estetica dei corpi".

Telefono Rosa si batte da molti anni contro la violenza sulle donne. Che cosa rappresenta questo libro?
"Non ho ruolo per farmi ambasciatrice del messaggio della dirigenza di Telefono rosa. So, però, cosa ho inteso fare io  e rispondo, pertanto, a titolo personale. Ho donato l'idea, ho curato la struttura dell'opera, e i rapporti  con la maggior parte delle autrici, innanzitutto per convincerle ad affrontare gratuitamente un lavoro impegnativo che ha richiesto, per ognuna di loro, una ricerca accurata e la capacità di essere originali rispetto alle biografie delle personalità scelte, tutte già edite. Insomma, le "povere" co-autrici hanno avuto il mio fiato sul collo per mesi, anche prima della data di consegna preventivata, e sono state generosissime nel sopportarmi. Il nostro libro fa emergere protagoniste straordinarie sempre "maltrattate" dalla storiografia ufficiale. Figure tradizionalmente emarginate o utilizzate come eccezione che conferma la generale regola della maschilità della scena sociale. In questo scenario era più che giusto che i diritti di autore andassero a soccorrere un'Associazione a supporto delle donne maltrattate nel corpo e nella psiche. Una folla dolorosa e senza nome di questa Italia ancora tristemente androcentrica, che ama escort, troniste ed esibizioniste di vario tipo, mentre rende invisibili  -  se non per la triste vetrina della cronaca nera - violenze sessuali, molestie e stalking".

Le Italiane
autrici varie
a cura di Telefono Rosa
Castelvecchi editore
pag 240, euro 16,50.

giovedì 25 novembre 2010

Olltre i tabù...

Non riesco a dormire. I vicini di casa hanno deciso di fare un bel pò di "attività di fisica". Soffro d'insonnia, ma sono talmente stanca che forse qualche oretta l'avrei pure passata nel bel mondo dei sogni. E invece i vicini stanno dando il meglio di se. Niente di strano.
Oggi però è giovedi 25 novembre, giornata iternazionale contro la violenza sulle donne. Ripenso alle donne che hanno permesso a me e alla mia generazione di essere relativamente libere e emancipate. Dico relativamente, perchè a mio avviso il lavoro verso la consapevolezza di noi stesse e del nostro corpo è ancora lungo. Molte però sono arrivate a un buon punto e hanno riscoperto delle potenzialità che la storia e la tradizione aveva loro negato per secoli.
...

Mi viene in mente Valerie Tasso, (di cui qui sopra l'attrice che l'ha interpretata nel film " Valerie: diario di una ninfomane" tratto dall'omonimo romanzo) una donna che ha deciso di dedicare la sua vita alla sessuologia, una donna che ha oltrepassato quei limiti che non tutte le donne sono disposte a superare...



"In realtà volevo conoscere i miei limiti. Cercavo una forma di profonda conoscenza di me stessa e anche degli uomini. L’esperienza mi ha aiutato a superare la fine del rapporto con Jaime, ho incontrato sul lavoro uomini di vari tipi, e ho conosciuto e apprezzato la loro vulnerabilità. Ci tengo a dire che quella di fare la prostituta è stata una mia scelta, libera, e quindi al contempo stavo anche lottando contro lo stigma e il giudizio morale che viene attribuito ad una donna quando è vista come troppo libera sessualmente."

E riguardo alla ninfomania: è una costruzione, se ci si pensa un attimo ci si accorge che non esiste un termine equivalente per un uomo. E in effetti il titolo stesso del mio libro, "Diario di una ninfomane" è ironico, è una provocazione, perché in realtà sto dicendo il contrario, sto negando il termine nel momento stesso in cui lo uso, sto cercando di comunicare il bisogno della donna di esprimere appieno, e senza censure morali, il suo desiderio.

Molto marketing, non c'è dubbio. Ma io i suoi libri li ho letti. Qualche fondo di verità in tutte le sue storie c'è. Valerie racconta in maniera lucida e chiara. Racconta di un mondo di perversioni che non siamo ancora pronti ad accettare, un mondo di perversioni che conosciamo perfettamente, ma  di cui abbiamo paura e che preferiamo negare...





martedì 16 novembre 2010

Crisi della scuola? Tagli dei fondi? Avviamo gli studenti allo studio individuale e non alla nozionistica.

Da quando ho incominciato a collaborare con Bora.la , mi rendo conto del potenziale che può avere un informazione partecipata. Inoltre sto rivalutando i triestini, un popolo presente e attento alla realtà che lo circonda, un popolo che riflette, un popolo che reagisce. 

Allo stesso tempo noto anche del vittimismo, innanzittuto da parte dei studenti e delle studentesse, i quali in questi giorni stanno gridando con forza che non lasceranno che la scuola italiana cada a pezzi. Innanzitutto di che "scuola" stiamo parlando? A che modello di "scuola" ci si riferisce?  Ci si riferisce alla scuola che con fatica è stata costruita nel dopoguerra, alla scuola che anche Mario Lodi e Don Lorenzo Milani ( e non dinentichiamoci della Montessori) hanno contribuito a costruire.
La scuola degli anni settanta e ottanta, dove ciò che veniva insegnato, serviva per un futuro impiego o per l'università. Una scuola così oggi non può sopravvivere.
 L'informazione è diventata accessibile a tutti e occorre pensare ad un nuovo modello di scuola. La scuola, così come l'avevano pensata e plasmata i nostri genitori, oggi deve rinnovarsi e deve veicolare non nozioni, ma le basi, grazie alle quali lo studente  potrà poi essere capace di fare un lavoro individuale e autonomo di approfondimento e ampliamento di queste basi. Insomma è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche, prendere un libro in mano e incominciare a fare da se. Come possiamo pretendere che nell'era di Internet gli insegnanti riescano a soddisfare tutte le esigenze della società contemporanea e del mondo del lavoro?
Come possiamo pretendere che un insegnante porti a termine tutto il programma di storia contemporanea o di letteratura italiana? Ricordo che in quinta liceo alcune mie compagne si lamentavano perchè il professore di storia non era riusciuto ad approfondire la storia degli ultimi anni. Nessuno di loro però aveva pensato di prendere in mano un manuale sulla Guerra Fredda o sulle guerre degli anni novanta per soddisfare la propria "curiosità".
Più che sulla nozionistica, cerchiamo di lavorare sull'autonomia dello studente. Ma queste, ovviamente, non sono parole mie. (infatti fa molto Montessori).
Per fare questo c'è bisogno di un ripensamento dei programmi scolastici, di un rinnovamento culturale, prima dei finanziamenti. I finanziamenti sono importanti e necessari. Ma il rinnovamento culturale e politico è la base, la garanzia che questi soldi siano spesi nel migliore dei modi.

Ciò nonostante non posso dire di non appoggiare le proteste di questi giorni, perchè dimostrano che i giovanissimi non sono così apatici, come molti credono.
Chi  in questi giorni difende la nostra scuola ha tutto il mio rispetto. Solamente prima di andare nelle piazze italiane a manifestare il diritto allo studio, proviamo a farci un esame di coscienza e capire che scuola vogliamo e se questa scuola sia adatta alle esigenze del nostro tempo.

lunedì 15 novembre 2010

l'essenziale è davvero invisibile agli occhi...

Prima di rimettermi al lavoro un caffè... l'ennesimo caffè di una giornata che si prospetta essere molto intensa.
Dopo un weekend passato a rincorrere il tempo, a cercare di capire se è vero che l'essenziale è invisibile agli occhi, mi appresto a incominciare una nuova settimana.

Oggi nessun sfogo, nessun doppio senso. Niente di niente. Di cose da scrivere ce ne sarebbero, ma never mind.

Oggi solo un piccolo regalo: piccole perle di saggezza! Prendete nota:

Friendship is always a sweet responsibility, never an opportunity.
Advance, and never halt, for advancing is perfection. Advance and do not fear the thorns in the path, for they draw only corrupt blood. All that spirits desire, spirits attain.
An eye for an eye, and the whole world would be blind.
If the other person injures you, you may forget the injury; but if you injure him you will always remember.

Keep me away from the wisdom which does not cry, the philosophy which does not laugh and the greatness which does not bow before children.
I wash my hands of those who imagine chattering to be knowledge, silence to be ignorance, and affection to be art.
And ever has it been known that love knows not its own depth until the hour of separation.
If you love somebody, let them go, for if they return, they were always yours. And if they don’t, they never were.

If you cannot work with love but only with distaste, it is better that you should leave your work.
If you reveal your secrets to the wind, you should not blame the wind for revealing them to the trees.
If your heart is a volcano, how shall you expect flowers to bloom?

Generosity is giving more than you can, and pride is taking less than you need.
Faith is a knowledge within the heart, beyond the reach of proof. Faith is an oasis in the heart which will never be reached by the caravan of thinking.
Doubt is a pain too lonely to know that faith is its twin brother.
Khalil Gibran ( January 6, 1883 – April 10, 1931) was a Lebanese artist, poet, and writer. 

lunedì 8 novembre 2010

Anche a Londra si manifesta...

Lo scorso sabato per puro caso mi sono trovata fra queste persone. manifestavano per i diritti degli immigrati.


Qui trovate più info

A Londra la maggior parte della forza lavoro nel settore terziario è composta da immigrati euopei e non, che molto spesso lavorano 50 ore a settimana per poco più di 5 sterline all'ora ( circa 7 euro).

Mercoledì è stata invece la volta dei trasporti, ovvero del servizio metropolitano. E stato indetto uno sciopero  che ha letteralmente paralizzato Londra con i suoi lavoratori, studenti e turisti.