giovedì 14 ottobre 2010

Può darsi che sia soltanto puro e semplice "vittimismo femminile"

        Di nuovo. Un'altra volta. Nonostante tutti i passi avanti che ha fatto la legislazione italiana per quanto riguarda la violenza sulle donne (una legge ad hoc è stata approvata poco più di 10 anni fa), nonostante gli sforzi per semsibilizzare i cittadini sulla gravità e sulla specificità storico-culturale di questo reato, si continua. Si continua. Ci si chieden ancora se si tratta di qualcosa di premeditato o causato da un  momento di follia. Si continua a ipotizzare il fatto che forse la vittima abbia "provocato" la reazione del suo carnefice.  Certo, mi sto riferendo a Sarah, ma anche a tutte le altre vittime, alle quali i giornali dedicano le solite "colonnine", che nessuno o pochi leggeranno.
      Provate a sfogliare le pagine dei quotidiani locali e nazinali, tenendo a mente, meglio se ritagliando dalle pagine tutti gli articoli che riportano una qualsiasi violenza: credetemi, dopo un mese vi ritroverete con un bel mucchietto di "articoletti".Oppure, un opzione più immediata: il motore di ricerca Google, con l'opzione "mostra risultati dell'ultimo mese. Ecco davanti a voi ben 1520 voci. 1520 voci, tra cui l'ultima, la notizia di una donna di 32 anni, aggredita nella stazione della metrò. 
    No, non è la nostra società ad essere impazzita. Le violenze domestiche, ad esempio, sono state quasi sempre parte integrante della vita delle nostre avi. Certo, era lo stesso codice civile a permetterlo. La subordinazione della moglie al marito infatti faceva parte del contratto matrimoniale fino al 1975, anno in cui entrò in vigore il nuovo Codice della famiglia.  Ciò che oggi conosciamo come "vilenza domestica" è un fenomeno che non si è certo fermato grazie al nuovo codice. A dimostrarcelo ancora quei noiosi dati statistici, che spesso volontariamente evitiamo di consultare. Ogni anno il GOAP di Trieste riceve più di centinaia di denuncie da parte di donne che hanno subito una qualsiasi violenza da parte del partner, del marito o di un conoscente. 
    Sarah non è la sola e purtroppo, è inutile dirlo,  non sarà l'ultima.

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