giovedì 28 ottobre 2010

venerdì 15 ottobre 2010

Oltre ogni retorica... ecco la scuola così com'è...

Da Repubblica (quotidiano)

La scuola vista dall'interno
"per ripensarla e ricostruirla"

Un saggio di Girolamo De Michele fornisce notizie, analisi e suggerimenti per imboccare un percorso che superi gli slogan e uscire dalla grave crisi educativa che coinvolge anche l'istituzione scolastica

di SILVANA MAZZOCCHI Scuola, questa sconosciuta. Sembra incredibile che l'istituzione delegata a formare le generazioni future sia sostanzialmente un pianeta alieno alla conoscenza dei più. Il mondo della scuola scende in piazza 1 ma, al di là dei diretti interessati, in quanti, onestamente, saprebbero sintetizzare almeno per grandi linee la storia della scuola in Italia? E quanti sono davvero in grado di guardare oltre i luoghi comuni che descrivono l'innegabile crisi  del sistema, mentre si limitano a raccontare di insegnanti apatici, di studenti violenti, di alunni distratti o per niente aiutati da programmi statici, anticamera per studi universitari ad alto rischio di abbandono?

Si parla periodicamente di emergenza, di crisi della scuola, dell'esercito di docenti precari destinati a rimanere tali. Di necessità di ristabilire la meritocrazia. Ma quale? Per contrastare la situazione, quasi mai si azzardano ricette, se non quelle di facciata, sbandierate a giustificazione della riforma varata a senso unico, priva dell'apporto conoscitivo degli insegnanti e del contributo della loro esperienza.

A offrire finalmente un panorama completo del problema arriva ora La scuola è di tutti, un saggio di Girolamo De Michele (Minimum fax) scrittore e insegnante di liceo a Ferrara. Il libro supera gli slogan e fornisce notizie, analisi e metodi per imboccare un cammino positivo. Impegno che De Michele affronta, senza buonismi e senza fare sconti a nessuno, proponendo innanzi tutto un identikit di base della scuola e arricchendolo con un ritratto autentico, comprensivo di quel che accade sia al suo interno che all'esterno.

Racconta De Michele del lungo cammino percorso per diventare "insegnante per caso", pone l'accento sulle contraddizioni del sistema scolastico, ne delinea la storia fino ai nostri giorni, denuncia i passi indietro compiuti negli ultimi due anni, a partire dall'entità dei  fondi tagliati alla scuola pubblica.

La scuola è di tutti non è solo una carrellata statistica, è soprattutto un impietoso riconoscimento della grave crisi educativa globale che erode i valori politici e culturali e che rischia di rendere la scuola sempre più chiusa, più arida, più autoritaria. Un libro da non perdere: per saperne di più e per sostituire agli stereotipi un'analisi critica della scuola italiana. Per "ripensarla, costruirla, difenderla", a garanzia del nostro futuro.

Crisi della scuola o crisi educativa?
"Crisi educativa. La scuola non è un'isola a sé, ma è parte della società: di una società che sta attraversando una fase di cambiamenti radicali, dalle forme di ordini e poteri politici alla distribuzione degli esseri umani, dalle tecnologie comunicative all'economia. La prossima generazione si renderà conto di aver attraversato un momento a partire dal quale nulla poteva essere come prima. È assurdo pensare che le forme educative e didattiche che risalgono al tempo in cui si comunicava col telefono a disco e si andava a scuola per imparare le aste e i bastoncini possano rimanere, o ritornare, quando un bambino a cinque anni sa già leggere e scrivere, a otto sa usare il computer, a dodici ha un proprio blog. Così come è assurdo demandare la priorità educativa alla famiglia, caricando questa istituzione di una responsabilità troppo pesante, che non è in grado di sostenere: come se la famiglia fosse ancora quella tradizionale, e non assumesse una pluralità di forme  -  basta pensare alla famiglia allargata - per effetto della sua propria crisi. Questa crisi richiede nuovi modelli di educazione, ma soprattutto di relazioni e di interazioni tra la scuola, i diversi segmenti della società e le molteplici forme di relazioni che si attuano oggi".

Lei, fatti alla mano, difende gli insegnanti. Per tutto quello che non va nella scuola, c'è anche qualche responsabilità da parte loro?
"Partiamo da una considerazione di sistema. Agli insegnanti è stato proposto un patto infame: niente stipendio europeo, nessuna valorizzazione sociale del vostro lavoro, in cambio della possibilità di rispondere con una didattica del disimpegno, ripetendo sempre la stessa lezione classe dopo classe, anno dopo anno, e compensando il rancore verso altre figure sociali percepite come "più prestigiose" con l'incentivo a punire col voto in condotta. È un fatto - e credo di averlo documentato  -  che la maggior parte degli insegnanti ha rifiutato questo scambio, e lavora sempre di più in cambio di una retribuzione reale che continua a diminuire. Ma è innegabile che un ventre molle della scuola esiste ed è oggetto di attenzione e ammiccamenti da parte di chi vuole distruggere la scuola pubblica. Poi c'è la storica separazione del corpo insegnante dal resto del mondo del lavoro, determinatasi quando gli insegnanti facevano i crumiri mentre gli altri lavoratori scioperavano: ma oggi gli insegnanti stanno riscoprendo (o scoprendo per la prima volta) la dura necessità delle lotte per il mantenimento dei diritti propri e altrui, e sono, accanto agli operai metalmeccanici, tra i lavoratori più combattivi".

Tre priorità per avere una scuola davvero di tutti.
"In primo luogo, bloccare e azzerare i provvedimenti Gelmini-Tremonti, con ogni mezzo necessario: che sia il programma di un'opposizione o un referendum abrogativo, una risposta di piazza o uno sciopero generare, l'orologio della scuola va riportato al 2008. Senza compromessi e senza scambi politici, e la parola va ridata a chi nella scuola vive e lavora.

In secondo luogo, fondi e strutture: è impossibile fare una buona scuola con i salari più bassi d'Europa, con la precarietà di tanti colleghi, con edifici inadeguati non solo per una vera didattica, ma anche dal punto di vista della legge 626 sulla sicurezza. Ci vogliono tante scuole, scuole colorate e allegre, per citare il magistrato Gratteri, nelle quali i ragazzi possano imparare. Infine, una società che smetta di essere diseducante e si faccia carico del problema educativo. Ci vogliono, attorno alle scuole, autobus, corriere e treni per portare i ragazzi a scuola, biblioteche di quartiere, programmi televisivi che sostituiscano il gossip e il soft porno con la vita reale, che riprendano il ruolo educativo che fu del maestro Manzi e delle rassegne teatrali allestite da Camilleri, che spieghino le relazioni di causa ed effetto e spingano a pensare".

Girolamo De Michele
La scuola è di tutti
Minimum fax
Pag 338, euro 15
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(08 ottobre 2010)

giovedì 14 ottobre 2010

Può darsi che sia soltanto puro e semplice "vittimismo femminile"

        Di nuovo. Un'altra volta. Nonostante tutti i passi avanti che ha fatto la legislazione italiana per quanto riguarda la violenza sulle donne (una legge ad hoc è stata approvata poco più di 10 anni fa), nonostante gli sforzi per semsibilizzare i cittadini sulla gravità e sulla specificità storico-culturale di questo reato, si continua. Si continua. Ci si chieden ancora se si tratta di qualcosa di premeditato o causato da un  momento di follia. Si continua a ipotizzare il fatto che forse la vittima abbia "provocato" la reazione del suo carnefice.  Certo, mi sto riferendo a Sarah, ma anche a tutte le altre vittime, alle quali i giornali dedicano le solite "colonnine", che nessuno o pochi leggeranno.
      Provate a sfogliare le pagine dei quotidiani locali e nazinali, tenendo a mente, meglio se ritagliando dalle pagine tutti gli articoli che riportano una qualsiasi violenza: credetemi, dopo un mese vi ritroverete con un bel mucchietto di "articoletti".Oppure, un opzione più immediata: il motore di ricerca Google, con l'opzione "mostra risultati dell'ultimo mese. Ecco davanti a voi ben 1520 voci. 1520 voci, tra cui l'ultima, la notizia di una donna di 32 anni, aggredita nella stazione della metrò. 
    No, non è la nostra società ad essere impazzita. Le violenze domestiche, ad esempio, sono state quasi sempre parte integrante della vita delle nostre avi. Certo, era lo stesso codice civile a permetterlo. La subordinazione della moglie al marito infatti faceva parte del contratto matrimoniale fino al 1975, anno in cui entrò in vigore il nuovo Codice della famiglia.  Ciò che oggi conosciamo come "vilenza domestica" è un fenomeno che non si è certo fermato grazie al nuovo codice. A dimostrarcelo ancora quei noiosi dati statistici, che spesso volontariamente evitiamo di consultare. Ogni anno il GOAP di Trieste riceve più di centinaia di denuncie da parte di donne che hanno subito una qualsiasi violenza da parte del partner, del marito o di un conoscente. 
    Sarah non è la sola e purtroppo, è inutile dirlo,  non sarà l'ultima.