giovedì 23 settembre 2010

Bozze... 1 (parte seconda)

Sì, parte seconda, perchè come al solito avevo lasciato il testo a metà... le cose hanno sempre una fine, o un inizio. Dunque... Cosa è successo realmente durante quella bicchierata di laurea?

Hey... mica hai perso il dono della parola? Alzo lo sguardo verso il resto della tavoltata e vedo che Agnese sta chiacchierando con il festeggiato e gli altri ragazzi. Daniele nel frattempo si era seduto accanto a me.

Che cosa gli posso dire. C'è bisogno di dire qualcosa? Solo adesso che mi rendo conto che non c'è più niente dire. Ciò che si dove va dire, è stato detto: quella sera di pochi mesi prima mentre mi accusava che avevo giocato con i suoi sentimenti, quella stessa sera che diceva che mi aveva già "perdonato" per tutto il male che gli avevo fatto.Come se fra di noi ci fosse stato qualcosa di chiaro e definito. Come se la nostra fosse stata un'amicizia limpida e alla luce del sole...

sabato 18 settembre 2010

bozze... 1

Una sera come tante altre. Un aperitivo con un'amica e un gruppo di ragazzi che ho appena conosciuto, eccezione fatta per Daniele.

Daniele... una persona con la quale condivido la passione per il teatro, la letteratura, la poesia... amico.
Leggeva con attenzione i miei racconti, aggiungendo degli appunti con la sua matita bianca. Puoi fare di più. Potresti scrivere ancora. Appena ci si immerge nella lettura, tu e la tua storia sparite ed é come se ti lasciassi un finale sempre aperto...
Leggevo, o meglio divoravo, le sue poesie davanti a una calda tazza di caffè in uno di quei locali vecchio stile, dove usavano incontrarsi i letterati del primo Novecento. Lui, di tanto in tanto, mi correggeva la dizione e le pause. Quei versi parlavano di sofferenza come l'unica via per sentirsi vivi. L'esistenza è troppo banale. Ogni parola sembrava essere alla ricerca dell'insolito e dell'ignoto. Non c'è niente nella tua poesia che alluda alla vita. O che ne so... al mare. Il mare è qualcosa a cui non potrei mai rinunciare. Gli dicevo. A quel punto mi raccontava delle sue estati passate al mare con la sua famiglia ancora unita e di come quei momenti non sarebbero più ritornati. Diceva di essersi dimenticato il rumore delle onde del mare o il suo profumo.






Siamo seduti al tavolino di un bar in una piazza, che si affaccia al mare triestino. Il mare al tramonto è splendido. Ma Daniele non sembra farci molto caso, impegnato com'è ad approfondire la conoscenza della mia compagna inseperabile di serate estive. Stiamo festeggiando la laurea di un suo amico. Me ne sto in silenzio ad osservarlo e mi chiedo, pur conoscendo la risposta, cosa ci abbia portato a comportarci come due estranei.










giovedì 16 settembre 2010

bozze

Quell'incidente cambiò ogni cosa.
L'amarezza che mi portavo avanti da mesi si era all'improviso trasformata in rabbia.
Un risveglio amaro quello.
Catapultata nella realtà delle cose, ora non mi restava altro che rimediare. Fare in modo che non succedesse mai più.

lunedì 6 settembre 2010

Una città di donne di uomini

Nuova Agenda Politica delle Donne: il documento dell'assemblea del 2 settembre Stampa E-mail
Scritto da Fernanda Minuz
lunedì 06 settembre 2010
Al Centro di documentazione, ricerca e iniziativa delle donne (S. Cristina, v. del Piombo 5), il 2 settembre si è svolta l'assemblea per formulare una Nuova Agenda Politica di Donne.

Con il documento "Una città di donne di uomini" dell'aprile di quest'anno l’Associazione “Orlando” propone alle donne della città un percorso partecipato aperto, inclusivo che conduca a una “Nuova agenda politica delle donne” per Bologna: “un percorso di cittadinanza attiva femminile che individui ... concreti interventi per la gestione dei beni comuni e l’amministrazione della città”.
Un’agenda, si chiarisce nella discussione in assemblea, che sia un programma politico delle donne per la città, con obiettivi specifici da realizzare, che configuri un progetto ampio di città.
All’assemblea hanno partecipato oltre 50 donne, singole, dell’associazionismo, dei sindacati, dei partiti, dell’università, media, lavoro e professioni; altre hanno inviato la loro adesione..

Il contesto
Al centro della proposta c’è la consapevolezza della forza e dell'autorevolezza femminile, e anche del molto che abbiamo costruito e dato alla città in idee, pratiche politiche, beni comuni, Tuttavia, se guardiamo allo stato dei rapporti di genere nel nostro paese ed anche nella nostra città, siamo molto lontane dall’eccellenza.
“Nuova” agenda politica delle donne: nel 2004 abbiamo lavorato ad un'agenda, attraverso un processo che ha coinvolto circa 600 donne e che ha prodotto un documento, contenente principi, criteri condivisi per una città per noi desiderabile. Molto è cambiato dal 2004 e oggi anche il processo sarà diverso.
Elementi di analisi del contesto e del mutamento sono stati discussi, insieme ad esigenze e visioni rispetto al fare nel presente.

La crisi economica ha colpito e colpisce donne e uomini nelle loro esistenze concrete, con particolare forza le donne, modificando e rendendo più aspri i rapporti sociali e le relazioni di genere.

Non solo la mancanza di lavoro, ma anche “la qualità del lavoro” e l’arbitrio nei rapporti economici: al sindacato sono segnalati casi impensabili di ricatti, giovani donne che lavorano come telefoniste 7 ore al giorno per 200 euro al mese.

La rappresentazione mediatica insiste in una costante umiliazione del corpo femminile come cifra della nuova cultura popolare.

Mi angoscia, perché non capisco come mai le donne italiane non sono tutte arrabbiate come sono io per la rappresentazione mediatica, ma attorno a questo tema c’è una differenza tra generazioni: donne più giovani interpretano la nostra indignazione come paura, invidia della bellezza.

Nella crisi molte delle nostre conquiste sono in pericolo, c’è la necessità di trasmettere quanto abbiamo sperimentato; dobbiamo evitare che ogni generazione parta da un ipotetico punto zero.

Nelle vicende che in molte, anche in incontri cittadini, abbiamo discusso sotto l’etichetta “sesso e potere”, ravvisiamo una riconfigurazione dello spazio pubblico e del rapporto tra spazio pubblico e spazio privato, marcato da asimmetria di potere tra i sessi. La stessa vicenda che ha portato alle dimissioni del sindaco Del Bono e al commissariamento della città, sono un caso di questa riconfigurazione.

Sempre più acuti sono la delusione per la politica e il senso di non essere rappresentate. “Senso di impotenza, inadeguatezza, rabbia” sono parole che hanno circolato nell’assemblea, ma anche l’esigenza di un nuovo spazio pubblico o politico, di non rinunciare ad agire il conflitto (cfr. sotto))

“Spaesamento”, mentre invece “sarebbero tempi di grandi radicalismi”.

Il vuoto. della politica ha svuotato anche noi, occorrono motivazioni e spinte: la qualità del lavoro, la qualità della politica.

Con José Saramago, poeta che amo, posso dire “ciò che ha guidato il mio percorso di vita è stata l’indignazione”: sono alla ricerca di un nuovo spazio politico che esca dal chiacchiericcio, diventi un luogo di ricerca, di idee e di indignazione.

E di denuncia: la forza delle donne sta anche nel coraggio della denuncia, in poche hanno denunciato ciò che è accaduto a Bologna.

Viviamo il disincanto del liberalismo e di fronte alla spettacolarizzazione, personalizzazione della politica, ma non possiamo restare sulla negatività : dobbiamo tornare a guardare alla città per il civismo che c’è - è tutto un pullulare di iniziative di ragazzi e ragazze- creare spazio pubblico per non restare su un’indignazione sterile.

É mutato il rapporto tra donne della città; è cresciuta la separazione, la frammentazione, anche se in questi anni non abbiamo mai cessato di agire insieme, a gruppi/reti di diversa ampiezza attorno a temi specifici, nella Rete delle donne di Bologna, nell'intervento politico, nella costruzione difesa dei beni comuni.
La difesa dei beni comuni che abbiamo costruito è il primo obiettivo di ogni programma politico. In questo momento “Armonie” rischia di perdere la sua sede, cosa che metterebbe a grave rischio una presenza e un’azione essenziale per tutte noi. É necessario subito mobilitarci: un’assemblea è indetta per martedì 7 settembre alle ore 18 nella sede di Via Emilia Levante 138

Il percorso di cittadinanza attiva femminile
“Orlando” ripropone un percorso partecipativo perché ritiene ancora importante, proprio alla luce della crisi della politica, esplorare e praticare nuove forme di democrazie che ci restituiscano sovranità.

Gli obiettivi che ci poniamo con questo processo si definiranno nel percorso. Di stabilito per ora c'è l'obiettivo di costruire un'agenda che è anche un programma politico. Gli esiti sono aperti, perché aperti sono i processi partecipativi, soprattutto se guardiamo alla probabile scadenza elettorale del marzo 2011.

Abbiamo acquistato tutte maggiore esperienza: ad esempio e senza pretesa di esaurire il campo, nel laboratorio di urbanistica partecipata della Bolognina Est (Orlando), nel percorso verso il Bilancio di genere del Comune di Bologna intrapreso dalla Rete delle donne di Bologna, nel ripensare gli spazi del Quartiere Savena, a partire dal parco, in prevenzione della violenza contro le donne (Armonie).
C’è stata la scommessa di autonomia praticata dalla lista civica “Altracittà” nelle elezioni del 2009.
Prima ancora, fino al 2004, nel Bar La Linea abbiamo sperimentato un confronto intenso e produttivo per una politica delle donne tra donne nelle istituzioni e fuori delle istituzioni, promosso dalle quattro parlamentari della sinistra.

I processi partecipativi sono complessi: quello a cui vorremmo dare il via con questa assemblea è un andare in campo aperto. Lo realizza una “formazione ibrida” tra co-protagoniste, molto diverse tra loro per storia personale e politica, per competenze e interessi, per la molteplicità delle appartenenze che ci attraversano; da questo può nascere invenzione e polifonia. Questa assemblea vuole iniziare uno spazio/tempo di interazione che consenta un reciproco apprendimento, di generare un percorso collettivo, di elaborare un quadro di valori condivisi tale da permetterci di affrontare poi le questioni di disaccordo in un clima di collaborazione di fondo e di fiducia reciproca.
I processi partecipativi hanno lo scopo di promuovere cittadinanza attiva ed incidere nelle scelte delle politiche urbane e locali, nel nostro caso nelle sorti di Bologna, coinvolgendo la città, le donne della città nel riflettere sul presente e sul futuro. Intende ascoltare le voci provenienti dall’insieme della società, soprattutto quelle che hanno minore potere, raccolgono e danno forma alla domanda sociale, non perdendo di vista la molteplicità dei percorsi e delle forme dell’espressione pubblica delle donne per renderli stabili, visibili e udibili.

Quanto alla metodologia, distinguiamo quattro fasi del percorso. 1) Ascoltare molte e diverse: abbiamo bisogno di conoscere, di mettere in discussione anche convinzioni e certezze. 2) Esplorare la città e i futuri desiderabili. 3) Proporre attorno ai temi individuati e condivisi. 4) Decidere su ciò che deve entrare in agenda e come realizzarla.
Sarà organizzato un breve corso di formazione per le facilitatici, per acquisire conoscenze teoriche e pratiche necessarie a svolgere tale funzione all’interno del processo.
Il gruppo promotore, o motrice, che andrà a costituirsi, ha la funzione di “pensare” e manutendere il processo e di garantire che si svolga con una genuina apertura e il pieno coinvolgimento di chiunque sia interessata.

Alcune partecipanti hanno dichiarato apertamente interesse o impegno nel processo, indicando punti di attenzione in relazione alla sua efficacia.

Le esperienze maturate ci hanno convinto che le forme partecipate possono aiutarci a superare, su punti programmatici definiti, opinioni diverse, anche conflittuali. Sono forme del confronto creative e capaci di innovazione.

Dobbiamo fare uno sforzo di elaborare delle proposte concrete, dei progetti rispetto ad alcuni punti critici; dobbiamo avviare un processo ampio: “oggi 600 donne non basterebbero”.

Ho voglia di provare delle chiavi diverse, di incontrare altre donne. Come possiamo rendere visibile questo percorso,“come parlare del processo in modo da essere belle da essere raccontate” anche alle donne più giovani che sono lontane da noi e ci guardano con sospetto?.

C’è in città un fermento, qualcosa che si muove nel profondo in reazione alla crisi cittadina. C’è bisogno che ci sia una voce di donna. Sarà positiva se saremo davvero presenti: in base a quello che sapremo fare alcune potrebbero decidere se ha senso votare o non votare.

Il processo è complesso occorre andare a fondo attraverso la nostra presenza politica più aperta possibile.

É un’idea fantastica, incontri come questi siano cadenzati, abbiamo bisogno di conoscerci e familiarizzare.

Sono state poste alcune questioni in merito al rapporto tra processo partecipativo e costruzione di un programma politico, iniziativa politica delle donne, rapporto con le forze politiche e la scadenza elettorale.

Nel 2004 presentammo l’agenda, frutto di un lavoro entusiasta e impegnativo, ai candidati sindaco, ma poi non è stata realizzata, non abbiamo nulla. Oggi da questo lavoro “deve uscire una soggettività politica delle donne, che si garantisca di realizzare i propri obiettivi, anche attraverso il conflitto”. Attorno alla costruzione del programma: abbiamo maturato in molte tantissime competenze, su parti importanti di un programma, come ad esempio il welfare, che di fatto sono già scritte.

Una soggettività politica conflittuale.

Al pensiero si coniughi l’azione e si tenga tenere conto dell’urgenza: non arrivare alla formulazione del programma quando i giochi sono fatti.

Un programma da pensare e da portare a chi?

Occorre cambiare il timone di questa città, sapendo che la gente non si riconosce più nell’assetto di governo.

La presa del potere istituzionale è un argomento di cui dovremo discutere, perché non siamo disponibili a consegnare il programma e noi stesse a partiti dominati da uomini: “tutti a casa”.

Non mi fido più dei partiti.

Il processo che portò alla costruzione dell’agenda del 2004 portò anche all’emergere del desiderio di alcune di mettersi in gioco nella sfera istituzionale, proponendo la propria candidatura nelle elezioni. Anche questa volta “mi piacerebbe emergessero scelte in forma di desiderio.

ll processo partecipato non esclude altre e diverse modalità della politica, da attivare in parallelo, da subito quella per la difesa di “Armonie”. “Armonie ci dica quando incontrarci per agire insieme.

Dal processo dovrebbe emergere un nuovo rapporto positivo tra donne dentro e fuori le istituzioni, ora inesistente.

Mi piacerebbe sentire meno rinuncia su questo tema. È vero che è difficile per le donne fuori delle istituzioni rapportarsi con le donne dentro alle istituzioni ma è vero anche il contrario: occorre un nuovo patto fondativo tra le donne.

Non mi fido più dei patti.

Fare cittadinanza attiva comporta rivedere un paradigma politico: oltre ai governi, le amministrazioni, i partiti c’è la cittadinanza; in termini formali il comma 4, art. 118 del Titolo V della Costituzione impone a chi governa di sostenerci nelle nostre scelte di cittadinanza attiva. Stiamo pensando è un programma costruito insieme a molte donne, cosa diversa dall’elaborare/avere un programma sul quale chiedere l’adesione. Quello della sua realizzazione è un tema importante: quando l’artista inglese David Tremmlet visitò l’ex-Convento di Santa Cristina si propose per dipingere i soffitti di tre stanze: della visione, della progettazione, della realizzazione. Questa è una metafora potente per il processo che stiamo avviando. Occorre un’idea di città, di società. Molte abitano Bologna come una città spenta Ci interessa che la città torni a essere viva, vivibile, creativa, “nostra”? Tante città si rilanciate nello sconvolgimento indotto da processi di trasformazione locali o globali (Glasgow, Lille, Barcellona o Berlino). Alcune con grandi opere, come Bilbao con il suo Guggenheim; altre fatto con processi ampli di attivazione di energie civiche e inventive, come Denver o Lille. Ci interessano questi ultimi tipi di processi nei quali immettere un punto di vista di donne. Energie vi sono, spesso nuove giovani. Esplorare, imparare, conoscere sono quindi necessari. Per questo un processo partecipativo di donne, non per esaurire la politica delle donne.


I passi successivi

Nell’assemblea sono stati raccolti gli indirizzi e la disponibilità a partecipare alla realizzazione del percorso o a specifiche attività.
Verranno al più presto convocate quelle che si sono dichiarate disponibili a partecipare alla realizzazione del percorso, che con l’assemblea di oggi vuole cessare di essere proposta di “Orlando” per divenire proposta di tutte coloro che vogliono prendevi parte.

Fernanda Minuz